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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    Ricercario
    di Luigi La Rosa

    Una settimana, un evento:
    verità e potere mediatico

    cronaca e sentimenti
    di una settimana difficile
    tra morte del Papa,
    commozione popolare,
    rivolgimenti politici del paese
    e sensazionalismi giornalistici

    qualche riflessione per cercare
    di comprendere meglio
    ciò che sta accadendo
    sotto gli occhi di tutto il mondo


     Amici cari,

    Mai in tanti anni di ritorni mi era capitato di vedere Roma sotto un simile, indescrivibile assedio umano.
    Qualcosa che ha dell’ancestrale, che rinvia l’immaginazione ad epoche lontane, fors’anche mitiche, come i giorni del sacco.
    Cinque secoli fa, la storia. Oggi, una memoria che si porta dietro ombre e contraddizioni.
    Il mio rientro in capitale, dopo le abituali lezioni siciliane, si fa lungo, difficile, stressante. La morte del Papa segna un tempo indimenticabile.
    All’arrivo mi trascino valigia e portatile tra una folla senza precedenti, brulicante per i vicoli del centro, che si allunga in tortuose volute fin dentro piazza san Pietro.
    Un fiume umano gigantesco, spaventoso, impossibile da contenere, che solo in minima parte i telegiornali son riusciti a fotografare nella sua reale portata.
    Tuttavia, tra imprecazioni e stanchezze, riesco a raggiungere casa mia e tornare alle cose di sempre: la scrivania piena di nuovi romanzi.
    Si annunciano giorni faticosi, lo sappiamo bene.

    Impilati come ogni volta al loro posto trovo “L’imperfezione dell’amore” di Camilla Baresani e “Il sopravvissuto” di Antonio Scurati (Bompiani) con il nuovo libro di Andrea Camilleri, “Privo di titolo” (Sellerio), arrivati durante i giorni della mia assenza.
    Poi il “Romanzo di Alessandro” (pure Sellerio), presentato dalle attente parole di Luciano Canfora.
    E “Il tramonto sulla pianura” di Guido Conti (Guanda), scrittore di grande pregio stilistico, scoperto e pubblicato da Tondelli.
    Ma rivedo soprattutto gli amici, gli allievi, le persone che amo e con le quali mi piacerebbe riflettere sugli eventi delle ultime settimane.
    La morte di Papa Giovanni Paolo II – notizia che ha fatto rapidamente il giro del mondo - in qualche modo ne influenza la storia.
    E’ solo scendendo in strada che si ha la piena coscienza del sentimento popolare e l’enorme affetto lasciato dal pontefice nel cuore di milioni di fedeli.
    Tuttavia, senza per questo togliere nulla alla grandezza di un uomo che ha saputo dialogare col pianeta facendosene interprete e guida spirituale, sarebbe bene interrogarsi sugli effetti del potere giornalistico e mediatico ai quali abbiamo assistito in queste ultime giornate.
    Vi assicuro, cari lettori, che ritagliarsi un angolo di vivibilità in mezzo a tale frastuono è difficilissimo: la città è devastata dalle folle, irraggiungibile, blindata come per l’arrivo dell’apocalisse, e sarà tale per numerosi giorni a venire.
    Ci chiediamo, in questo, se effettivamente la caccia alla fotografia, alla cartolina, al foulard con le parole papali non prescinda dalla commozione sincera che la morte di un grande uomo dovrebbe procurare – al di là della presenza fisica e al di là delle distanze contingenti – in quanti si professano persone di fede?

    Non sono qui per creare polemiche, ma solo per suggerirvi spunti che al momento occupano la mente.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, e come state vivendo questo momento di dolore universale.
    Al dolore collettivo voglio associare personalmente quello per un’altra terribile perdita. Lo scrittore americano Saul Bellow, scomparso martedì notte nella sua casa del Massachusetts, all’età di 89 anni.
    Autore prolifico, geniale e irriverente, consacrato dal Nobel nel ’76. Chi può dimenticare romanzi come “Il dono di Humboldt” o “La vittima” o ancora “Il re della pioggia”? Fanno parte dell’immaginario contemporaneo, di quello che siamo e abbiamo imparato da apprezzare.
    Con la sua ironia, con la leggerezza che ha sempre caratterizzato lo stile delle sue pagine, se ne va uno dei massimi narratori americani degli ultimi cinquant’anni.
    Settimana veramente capitale, questa: giorni di abbandoni, ma pure di prese di coscienza, di ribaltamenti ideologici.
    Mi piacerebbe riflettere ancora sul cambio di rotta che le ultime elezioni sembrano imprimere alla vita politica del paese.
    Ogni volta che il popolo esprime il suo sentimento più profondo, è tempo di pensare e di trarre le opportune conclusioni.
    Sono qui, amici, aspetto le vostre lettere.
    Alla prossima da Ricercario.

    Luigi La Rosa