Speaker's Corner
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Ricercario
  a cura di Luigi La Rosa


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    Ricercario
    di Luigi La Rosa

    Una settimana, un evento:
    scrittori stranieri raccontano Roma

    un convegno di questi giorni
    all’Università RomaTre
    celebra il rapporto infinito
    tra la città eterna
    e i suoi più celebri visitatori

    nel corso degli ultimi secoli
     i maggiori artisti,
    intellettuali e pensatori
    provenienti da tutto il mondo
    hanno raggiunto l’Urbe
    per raccontare l’incanto
    di un amore senza tempo


      Carissimi,

    Roma torna a essere la città internazionale di sempre: torna ad attrarre, a reclamare, a imporsi nell’immaginario collettivo.
    Roma torna a battezzare l’inizio di un millennio che viene ad aggiungersi ai suoi ricordi, i suoi fasti, le sue maledizioni.
    Come sottolineato dalle attente parole di Elisabetta Rasy sul Corriere di domenica 12 marzo, Roma torna a essere raccontata con “occhi stranieri”.
    E’ di questi giorni infatti il convegno «Scrittori Stranieri raccontano Roma», organizzato dall’Università di RomaTre.
    Un momento di riflessioni sul fascino, sul potere simbolico, le suggestioni che da sempre la città eterna ha ispirato nei suoi grandi visitatori.
    Artisti, scrittori, musicisti e intellettuali di ogni tempo sono stati soggiogati dal richiamo potente dell’Urbe: hanno affrontato viaggi lunghi e pericolosi, talvolta al limite della stessa sopravvivenza, pur di esserci, di mescolarsi allo scenario incorrotto delle sue rovine.
    Goethe, tra questi, e forse tra i più appassionati, che raggiunge Roma durante il suo gran tour decidendo di fermarvisi alcuni mesi, e prendendo in affitto uno splendido appartamento a via del Corso. Celebre, il dipinto che lo ritrae affacciato a una delle numerose finestre dell’appartamento, in una posizione di pieno rapimento estatico.
    A lui si riallacciano le esperienze di tantissimi altri nomi del calibro di Gogol, Stendhal, Zola, Joyce, Andersen, Dickens e Mozart, solo per citarne alcuni dei più importanti. Toccanti, ad esempio, le descrizioni che il “divino” fanciullo fa nelle sue lettere della notte romana in San Pietro, dell’ascolto del Te Deum, delle emozioni che quel viaggio musicale non poteva non suggerire al suo animo sognante, già così infiammato.
    Roma è anche mistero, tentazione, passione. Ce lo raccontano gli amori contrastati di John Keats, che in una casa affacciata su piazza di Spagna trascorrerà l’ultima intensa stagione della sua vita e l’esperienza di un amore lontano, totalizzante ma impossibile.
    In certi casi, come nell’esperienza amara di Giacomo Leopardi, la città procura anche delusioni e tormenti: insoddisfazioni brucianti per le attese non corrisposte, per un’umanità che appare come negata, surreale, e un gigantismo urbano che non sempre corrisponde alla reale grandezza d’animo di chi abita i luoghi e gli spazi della tradizione.
    Roma è tutto e insieme il suo contrario: è carnevale, è quaresima, è celebrazione sprezzante del fasto e lamento di una miseria universale.
    Basta perdersi nella malinconia dei suoi vicoli, ancora oggi, per tornare indietro con l’immaginazione e ascoltare la vita che passa sulle sue ruote scorticate - la miseria delle strade che corteggia gli splendori delle volte affrescate, la bellezza di un tempo immobile, sospeso, che fatica a morire.
    E’ una delle rare città al mondo in cui sono la pietra e l’acqua a cantare. E tale canto, simile piuttosto a un mesto struggimento di violino che a un sontuoso accompagnamento strumentale, ha al suo interno le algebre di una vicenda millenaria, meravigliosa, nella quale gli artisti hanno imparato a leggere. Che hanno eletto a ragione di poetica esistenziale.

      Benvenuti amici, benvenuti a coloro che passeranno ancora dalla città di Michelangelo e di Caravaggio. Se lo spirito dell’arte ha un privilegiato luogo d’elezione, siamo certi che non debba essere così lontano da qui.  

    Luigi La Rosa