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    Ricercario
    di Luigi La Rosa

    Una settimana, un evento:
    "photo & pathos"

    Librino

    alla libreria Odradek di Roma
    gli scatti fotografici di Sandro Cutri
    all’interno del progetto di mostre
    curato da Francesca Vitale

    il nudo letto alla luce perspicace
    della sua verità interiore e psicologica
    nel tentativo di abolire luoghi comuni
    e ridefinire con intelligenza
    l’abusato concetto di virilità


      Cari amici,

    Questa volta parliamo di immagini e di corpo. Lo facciamo con delle foto a mio parere molto interessanti che ho avuto modo di osservare nei giorni scorsi presso gli spazi della libreria Odradek, in occasione della mostra di Sandro Cutri, “photo & pathos”, inserita tra gli appuntamenti del progetto artistico curato da Francesca Vitale, altro nome eccellente nell’ambito della fotografia contemporanea.
    Dunque, amici, foto, pathos.
    Foto e sentimenti.
    Foto ed espressività.
    Sentimenti che si disegnano sugli spazi della scena, che fanno appello al cuore dell’osservatore.

    Quando arrivo in libreria col solito taccuino rosso, dopo aver traversato il ponte che conduce a Corso Vittorio coi suoi burrascosi angeli di pietra, mi accorgo di essere, come sempre, in forte anticipo.
    La libreria è ancora vuota, ma le foto stanno già allineate alle pareti, secondo un percorso di installazioni voluto dai curatori.
    Giovani uomini nudi. Ragazzi che fissano l’obiettivo fotografico o che si lasciano irretire in una indifferenza solo apparente.
    Visi che sfuggono a dense zone d’ombra, corpi che caravaggescamente si lasciano attraversare da falci di luce impalpabile.
    Un tema di fondo accompagna l’intera esposizione: la tenerezza, che il fotografo riscopre nei corpi dei suoi modelli, togliendo via tutti gli strati di abiti che pericolosamente mascherano le verità dell’interiore, dei pensieri, della vita psicologica. Restituendo il corpo alla sua nudità originaria Cutri tira via dall’immagine schemi, definizioni, imposizioni e luoghi comuni che tante volte un moralismo serpeggiante e non pronunciato impone nel rapportarci all’immagine di noi stessi e soprattutto della virilità.
    La scoperta più bella è che tra virilità e dolcezza, tra virilità e fragilità, tra virilità e bisogno dell’altro non ci sono possibili barriere.
    La scoperta civile più entusiasmante è che tutti noi, accomunati dalla spoglia semplicità della carne, siamo solo ciò che sentiamo di essere, che vogliamo essere, che deliberatamente scegliamo di essere. Siamo ciò che la natura consegna alle forme, e che le forme trascendono sul piano dei concetti e dei contenuti. E’ così che il cerchio si chiude e queste belle immagini rimangono nella memoria.

    Mi trattengo a chiacchierare un po’ con Sandro Cutri, scoprendo in lui i segni di una vocazione profonda, sincera.
    Alla domanda su chi fossero i ragazzi che hanno posato, mi risponde che si è trattato semplicemente di amici e conoscenti.
    La difficoltà è stata fare in modo che ognuno potesse trovare liberamente la propria posizione di posa in funzione a ciò che intendeva trasmettere all’osservatore.
    Cutri ha concesso ai modelli la massima libertà, cercando poi di cogliere quello che tanta falsa cultura e tanto perbenismo impediscono spesso di vedere e testimoniare. L’uomo nella sua realtà di essere umano.
    L’altra grande anima del fotografo è costituita dall’amore per il teatro, cui si dedica da anni. “Il teatro – aggiunge – significa un ininterrotto fiume di energie e di sentimenti, che vanno afferrati in un momento particolare, che vanno colti in tempo reale, o saranno perduti per sempre. Ecco perché amo fotografare in scena, perché mi colpisce molto la possibilità di fermare un istante irripetibile, fondamentale, per me significativo”.
    Soddisfatta dell’esito della mostra anche la curatrice, Francesca Vitale, che avvicino a fine esposizione per saperne di più.
    “Quando ho cominciato a occuparmi dei progetti per Odradek – mi spiega - ho considerato sin da subito che non avevo a che fare con una galleria d’arte, ma con lo spazio di una libreria. Pertanto ho sentito giusto che alla base ci fosse un dialogo interculturale, che si creasse una forma di scambio tra cultura e arte, pensiero ed eventi. Insomma ho capito che bisognava vivere questo luogo come aggregazione sociale per dire e fare delle cose a mio avviso importanti. Ed è quello che abbiamo fatto durante questi anni.”

    Qualche cenno biografico sul fotografo
    Sandro Cutri è nato a Roma, dove frequenta la scuola di fotografia dell’istituto salesiano Gerini. Incomincia a lavorare a book e servizi su vari eventi. A 25 anni scopre la passione per l’antiquariato e pur continuando a fotografare apre un negozio nel cuore di Roma. Entra nel mondo del teatro scoprendo la passione per i corpi nudi, vestiti di emozioni e scoperti nella loro vulnerabilità. Il suo lavoro primario resta il teatro e i book per agenzie e attori emergenti. Tra i suoi ultimi lavori: “La figlia di Iorio” di G.D’annunzio con Erica Blanc e Nino Castelnuovo. Al teatro Belli: “Lotta libera” di Valeria Moretti. Al Teatro dell’Orologio: “Teloleggonegliocchi” di Marco Calvani con la regia di Alberto Alemanno. Allo Stabile del Comico rappresentazioni con giovani comici emergenti. Da segnalare le ultime mostre personali “A occhio nudo” al bar del Fico nel maggio 2003, “Nudo” al ClubMacchiavelis, “L’occhio nudo”alRockodile, “Contatto” nei locali della Cabala in pieno centro storico e ancora la videoproiezione “photo&pathos” al Goa nel dicembre 2003.


    Luigi La Rosa