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Speaker's Corner
 
Romanzo moltitudine
   a cura di Michele Rossi

INCIPIT di Michele Rossi

PRIMO CAPITOLO
SECONDO CAPITOLO

TERZO CAPITOLO
  • Prima tappa
    di Michele Rossi

  • Seconda tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Terza tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Quarta tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Quinta tappa
    di Elisa Radaelli

    elisa_40@excite.it
  • Sesta tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Settima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Ottava tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it


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  • Secondo capitolo
  • Terzo capitolo

    Diario di bordo



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    Romanzo moltitudine
    Romanzo moltitudine
    a cura di Michele Rossi


    L'avventura è cominciata.
    C'è un'aura di mistero che circonda i protagonisti.
    Il momento è delicato, sta per accadere qualcosa di interessante, di molto interessante...
    Scrivi la prossima pagina, il Romanzo ti aspetta.
    Adesso.


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    Incipit di Michele Rossi

    Ma il sole.
    Già, dov' è finito il sole?, si chiede.
    La vettura, una Opel senza parafango, è parcheggiata ma puzza d'abbandono.
    L'aria è densa, i gas dolci stagnano nella gola. Un uomo si avvicina alla macchina, voltandosi indietro. Il suo passo è una corsa contratta. Si gira per verificare che non ci sia ancora nessuno.
    L'uomo, bianco, sui trenta, corporatura leggera ma non agile, si appoggia sul cofano della Opel opaca. Poi, reagendo a una ipotetica scarica elettrica, sobbalza.
    Il cielo è rosso. Quasi viola che sembra naturale.
    L'uomo apre il cofano. Beve da una bottiglia mezza vuota. Ha sete, una sete incredibile, scrosciante. Infila nella tasca posteriore dei jeans l'involucro di panno nero. Richiude lentamente. Poi ripercorre tutta la traiettoria intorno alla macchina.
    Il cielo morde i bordi dei palazzi. I palazzi diventano ombre ingombranti.
    L'uomo apre lo sportello ed entra. Prima di sedersi tasta bene il sedile di pelle cucita. Sembra cercare qualcosa. Trova un paio di occhiali che inforca. Si guarda allo specchietto retrovisore che mostra interminabili auto avanzare.
    L'uomo fissa davanti a sé. Poi sente la mano che gli afferra la gola.
    Pensa che è finita, ma le parole di lei gli dicono di stare seduto e attendere il momento opportuno. E lo morde con così tanta forza da lasciare tutti i capillari sul selciato. Si china su se stesso per il dolore e riesce solo a vedere la sua chioma bionda ondeggiare sul sedile posteriore. Parti, dice. Dove sai tu, ma non subito.