Romanzo moltitudine
a cura di Michele Rossi
Prima tappa
Essere lì dove era in quel preciso momento lo faceva godere di un piacere sottile e violento.
Lo sapeva.
Lo sapeva che l'avrebbe ritrovata. Essenziale era attendere che
l'oscurità ingoiasse gli ultimi lividi raggi di un giorno opaco.
Un caldo gelido lo cullava dove la carne gli era stata strappata via,
dove il suo sangue correva libero e liquido, prima di iniziare
inevitabilmente a rapprendersi e a formare grumi. Per guarire. Perchè la carne vuole
continuare imperterrita e sorda la sua corsa in questo mondo dannato.
La folta capigliatura saltò sul sedile anteriore atterrando quasi senza peso.
Avvertì nuovamente l'elettricità del suo corpo, quell'energia
fulminante e incontenibile.
Allora? Ce l'hai? La voce di lei ora un sussurro.
Poi lo urla. Ce l'hai, cazzo?!
Voglio vedere quello che hai preso. La mano di lei, dolce ora sul suo
collo, pretendeva.
La mente dell'uomo prese a correre, correre, correre senza fiato,
correva voltandosi in ogni direzione,correva disperatamente verso un anfratto
buio, un anfratto oscuro per confondere.
Si aggiustò gli occhiali sul naso in un gesto automatico.
Era nervoso.
Potevano raggiungerlo. Potevano.
Il quotidiano suicidio del sole era ben riuscito per l'ennesima
infinita volta. Ma sarebbe ancora una volta riuscito a resuscitare per lui?
Il violento e perforante odore di lei andava mutando trasformandosi in
odore di carne macellata. O era la sua ferita? O la sua paura?
Ma lei ora aveva bisogno di lui. Lui continuava ad essere essenziale per lei.
Voleva bere e lasciarsi dietro quella città, quelle case, quelle
grida.. via!
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