Romanzo moltitudine
a cura di Michele Rossi
Secondo capitolo
Prima tappa di Michele Rossi
Andreas va veloce, va veloce perché se lo può permettere, perché ne ha il
diritto, l'esigenza. Basta poco, in fondo, basta poco per perdersi. Eppure
è seduto, è seduto sulla poltroncina più comoda del cosmo, la poltroncina
della peggiore discoteca del mondo, e lui c'è dentro fino al collo. Lui e i
suoi amici . A limarsi le sinapsi, a bruciare i sette neuroni rimasti. Ma
Andreas stasera è stanco, su questo non ci sono dubbi. Perché è stufo.
Perché oggi è stata una giornata di merda. Perché suo padre quelle cose non
gliele può dire, no, non può, semplicemente!
E allora la sera diventa un baratro bellissimo, il pozzo più profondo
dell'anima, il tempo migliore per sprecare la giornata. Ha la nausea ma la
sensazione non è data dalla pasticca bianca. Ha la nausea, una nausea
ancestrale, una nausea che cova in lui da una vita.
La musica è nera, la musica è nera e decollano i corpi, si confondono, le
risate striminzite del venerdì sera, del venerdì notte, del venerdì
mattina. Su questa poltrona maledetta, senza più la facoltà di alzarsi,
senza più il bisogno di muoversi. Le catene perfette.
Andreas non vuole vedere oltre. Si alza e si sente leggero come mai in vita
sua. Nel gran corpo magmatico riconosce quello di Giulia. Troppi lustrini,
troppa pelle al vento, cazzo, ma è bella, è bella, non ha speranze, ha
corpo, e Andreas ha fede in quel corpo.
Vorrebbe una pistola ma nel mondo reale non ci sono le pistole, non siamo
mica negli Stati Uniti, pensa, non siamo mica tutti stupidi assassini, e
mentre pensa questo si alleggerisce di dieci, di mille chili, si apre lo
stomaco e si lascia volare, rotolare, sorridere. Incede verso lei, la
preda, il corpo perfetto. Umida, profumata, tirata a lucido.
Oggi è il giorno degli dei, pensa. Oppure lo grida, di questo non si
accorge.
Non si accorge più di nulla, non vuole più vedere nulla.
A un passo da lei si ferma. Lei interrompe un sorriso per guardarlo. Lui
mette una mano in tasca, e le iridi di Giulia si spezzano.
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