Untitled
Speaker's Corner
 
Romanzo moltitudine
   a cura di Michele Rossi

INCIPIT di Michele Rossi

PRIMO CAPITOLO

SECONDO CAPITOLO
  • Prima tappa
    di Michele Rossi

  • Seconda tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Terza tappa
    di Marco Saya

    poesiaoggi@yahoo.it
  • Quarta tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Quinta tappa
    di K S Tanzilli

    kstanzilli@libero.it
  • Sesta tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Settima tappa
    di Marco Saya

    poesiaoggi@yahoo.it
  • Ottava tappa
    di Raffaele Abbate

    principe_rosso@hotmail.com
  • Nona tappa
    di
    cuccu.manuela@tiscalinet.it
  • Decima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Undicesima tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Dodicesima tappa
    di stefano paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Tredicesima tappa
    di Raffaele Abbate

    principe_rosso@hotmail.com
  • Quattordicesima tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Quindicesima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Sedicesima tappa
    di Raffaele Abbate

    principe_rosso@hotmail.com
  • Diciassettesima tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Diciottesima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it


    TERZO CAPITOLO


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  • Primo capitolo
  • Secondo capitolo
  • Terzo capitolo

    Diario di bordo



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    Romanzo moltitudine
    Romanzo moltitudine
    a cura di Michele Rossi


    Secondo capitolo
    Prima tappa di Michele Rossi

    Andreas va veloce, va veloce perché se lo può permettere, perché ne ha il diritto, l'esigenza. Basta poco, in fondo, basta poco per perdersi. Eppure è seduto, è seduto sulla poltroncina più comoda del cosmo, la poltroncina della peggiore discoteca del mondo, e lui c'è dentro fino al collo. Lui e i suoi amici . A limarsi le sinapsi, a bruciare i sette neuroni rimasti. Ma Andreas stasera è stanco, su questo non ci sono dubbi. Perché è stufo. Perché oggi è stata una giornata di merda. Perché suo padre quelle cose non gliele può dire, no, non può, semplicemente!
    E allora la sera diventa un baratro bellissimo, il pozzo più profondo dell'anima, il tempo migliore per sprecare la giornata. Ha la nausea ma la sensazione non è data dalla pasticca bianca. Ha la nausea, una nausea ancestrale, una nausea che cova in lui da una vita. La musica è nera, la musica è nera e decollano i corpi, si confondono, le risate striminzite del venerdì sera, del venerdì notte, del venerdì mattina. Su questa poltrona maledetta, senza più la facoltà di alzarsi, senza più il bisogno di muoversi. Le catene perfette.
    Andreas non vuole vedere oltre. Si alza e si sente leggero come mai in vita sua. Nel gran corpo magmatico riconosce quello di Giulia. Troppi lustrini, troppa pelle al vento, cazzo, ma è bella, è bella, non ha speranze, ha corpo, e Andreas ha fede in quel corpo.
    Vorrebbe una pistola ma nel mondo reale non ci sono le pistole, non siamo mica negli Stati Uniti, pensa, non siamo mica tutti stupidi assassini, e mentre pensa questo si alleggerisce di dieci, di mille chili, si apre lo stomaco e si lascia volare, rotolare, sorridere. Incede verso lei, la preda, il corpo perfetto. Umida, profumata, tirata a lucido. Oggi è il giorno degli dei, pensa. Oppure lo grida, di questo non si accorge.
    Non si accorge più di nulla, non vuole più vedere nulla. A un passo da lei si ferma. Lei interrompe un sorriso per guardarlo. Lui mette una mano in tasca, e le iridi di Giulia si spezzano.