"Oz - Personaggi probabili nell'editoria del terzo millennio"
a cura di Marco Angelotti
Questa rubrica è dedicata agli scrittori emergenti, quelli che lasceranno una traccia nel panorama editoriale dei prossimi decenni.
Ogni settimana proporremo un nuovo autore, presentandone le opere, scoprendo la sua vita e gustandone il talento.
Il personaggio della settimana: Cinzia Bomoll
Cinzia Bomoll è una giovane scrittrice, fuggita da un fumetto di Crepax per nascere in Romagna, con una storia personale che è già un romanzo: con un padre fotoreporter giramondo, e la madre proprietaria di un bazar chiamato "La dolce vita" in onore di Fellini, Cinzia incarna tutte le insicurezze, le inquietudini, la curiosità e la rabbia della sua generazione, cresciuta negli anni in cui si sono sgretolati i miti della famiglia, del capitalismo e del socialismo, col conseguente vuoto ideologico lasciato in eredità ai giovani.
Artista eclettica (la sua attività principale è quella di regista, ha realizzato una decina di cortometraggi cinematografici, lavora per la RAI, ed è anche sceneggiatrice, autrice, attrice), con una solida formazione letteraria (è laureata in Lettere all'Università di Bologna e ha frequentato la Scuola Fiction Mediaset, oltre a diversi corsi Rai, Scuola Holden etc.), ama osservare il mondo e le persone, e raccontarli con parole e immagini.
Affascinata dalla patologia forense dai tempi del liceo, ha preferito dedicarsi all'analisi "in vivo" della gente; possiede una penna-bisturi particolarmente tagliente, con cui disseziona in modo "duro" la realtà per ricomporne le spoglie sulla carta, prima di restituirla al dolore collettivo. Nel 1998, pubblica con l'editore Einaudi-Stile libero, il racconto "Figa, sfiga senza fuga", nella raccolta "Quello che ho da dirvi" curata da G. Mozzi e G. Caliceti. Ha terminato recentemente il romanzo, "Lei, che nelle foto non sorrideva", ancora inedito. Un altro racconto è stato inserito nella raccolta "E' tanto che volevo dirti", sempre a cura di Mozzi e Caliceti, che uscirà con Einaudi a Gennaio 2003.
Ama collezionare parrucche e sandali di foggia strana, e far tardi la notte per scrivere all'alba le impressioni e le emozioni vissute.
Da "Figa, sfiga senza fuga" in "Ho qualcosa da dirvi", Aa Vv a cura di G. Mozzi e G. Caliceti, Einaudi Stile Libero, 1998:
Accadde a carnevale.
Mio padre lasciò mia madre con la linea telefonica che cadde e lui non ritelefonò.
Per mezz'ora pensammo a uno scherzo.
Per un mese a una vacanza disperata a Cuba.
Per un anno a un occultamento di cadavere.
Ora, dopo sei anni, ci siamo convertite all'idea dell'abbandono.
Da allora io e mia madre siamo le uniche inquiline di un appartamento alla periferia di Bologna, dove la notte non si riesce a dormire perché proprio di fianco c'è una delle discoteche più battute dell'Emilia paranoica.
Io, anche se ho diciannove anni, odio le discoteche.
Io, anche se ho ventiquattro anni, non sono ancora laureata.
Io, anche se ho ventisette anni, non mi sono mai innamorata.
Mia madre si è rattoppata il cuore grazie alle attenzioni di un giovane vedovo del piano di sopra.
La notte, quando non riesco a dormire e provo a studiare ma non riesco nemmeno a studiare, li sento che fanno l'amore nella stanza di lui, proprio sopra la mia.
Mia madre fa l'amore quasi tutte le notti.
Io quando capita.
Sono un'insicura e ho la sfiga di incontrarne pochi di quelli che fanno la prima mossa.
Io il sesso lo faccio nei cessi del DAMS o nell'ultima fila dei cinema d'essai…che sono quasi sempre vuoti.
Quando mia madre mi presta la sua auto, lo faccio lì.
A presto, un saluto.
Marco Angelotti, 9 Ottobre 2002