Speaker's Corner
 
RottaNordOvest
   a cura di Marco Angelotti
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    Speaker's Corner
    "Oz - Personaggi probabili nell'editoria del terzo millennio"
    a cura di Marco Angelotti


    Questa rubrica è dedicata agli scrittori emergenti, quelli che lasceranno una traccia nel panorama editoriale dei prossimi decenni. Ogni settimana proporremo un nuovo autore, presentandone le opere, scoprendo la sua vita e gustandone il talento.


    Il personaggio della settimana: Raffaele Calafiore
    Non è semplice fare un ritratto di chi amoreggia, muovendosi, con più di una musa: come per lo scultore che fronteggia un blocco imponente, nell'attimo in cui sceglie in quale punto colpire e iniziare la ricerca di ciò che vi si cela, così è per me scrivere di Raffaele Calafiore, ultima progenie della tradizione letteraria partenopea. Egli compie il suo rito iniziatico al cospetto delle Eliconie, mischiando i germi della sua poetica, sotto forma di colori, su di una tavolozza di faggio. Intraprende quindi un percorso di modernizzazione di mezzi espressivi, ricorrendo a pellicole e obiettivi, per congelare in attuali dagherrotipi l'essenza stessa del tempo, con la realizzazione dei "mossi" proposti in alcune mostre di fotografia. Invaghitosi poi d'Erato, le dedica un lustro di liriche, pubblicate nel 1996 nella raccolta dal titolo "Poesie ante muro", dove il significato ed il significante delle parole acquisiscono pari dignità, proseguendo l'evoluzione del visivo come potenzialità espressiva. Infine si abbandona tra le braccia di Calliope, e scrive il romanzo " ...e poi", la storia di un frammento del proprio tempo, vissuto nel mondo dall'altra parte del mondo. Guardando gli occhi del volto appena sbozzato a scalpello in questo blocco, mi domando quale sarà la prossima tra le Muse che sedurrà o che sarà sedotta, suo malgrado, da questo Diogene perennemente in cerca di sé, che procede col fardello di strumenti donatogli dalle figlie di Zeus.



    Da "... e poi", di Raffaele Calafiore, Michele Di Salvo Editore, 2001, ISBN 88-87452-92-X

    "Qui a Rio ci arrivai sei anni fa. nel viaggio di risalita dalla Terra del Fuoco, attraverso la Patagonia e le Pampas argentine, per risalire fino al nord. Foz Iguazù la prima città brasiliana che toccai. E poi tornai un po' indietro. Dallo stato del Paranà mi portai nel Rio Grande do Sul, a Porto Alegre e costa costa con camion e autobus, in economia, arrivai a Rio. Ci arrivai che era sera. Uno spettacolo di luci all'orizzonte, man mano che si scendeva dalle colline. Ero deciso a proseguire fino al Venezuela dove avrei terminato il mio viaggio in America latina. Prevedevo altri due mesi circa di viaggio, più o meno, e poi ...e poi sarei tornato a casa. Tornavo forse per ricominciare. Mi sarei cercato un altro lavoro. Sul conto in banca mi sarebbero rimasti ancora un quattro, forse cinque milioni. Mi sarebbero bastati per tre o quattro mesi, il tempo necessario per trovarmi un lavoro. L'idea di tornare non mi allettava. Non avevo un amore che mi aspettava, non avevo un lavoro certo. Avevo solo quel cazzo di monolocale a prezzo buono che nel frattempo avevo subaffittato ad un mio amico per ripagarmi delle spese e che mi sarebbe tornato libero al ritorno. Null'altro. Quel viaggio forse, mi dette la consapevolezza piena del niente che mi aspettava. Di un tutto da rifare. E conoscere il punto esatto in cui ci troviamo, è la condizione giusta per poter andare da qualche parte. Anche se poi ...anche se poi per andarci scegliamo la strada più contorta e disastrata. Era fresco e pioveva quella notte che arrivai a Rio. Uno strano senso di paura mi accompagnava. Strada facendo molta gente mi aveva raccomandato di fare attenzione a Rio. Rio è grande. Rio è pericolosa. Rio è il paradiso. Rio è l'inferno. Ogni qual volta mi avvicinavo ad una grande città, avevo sempre con me una strana ansia Il capire dove mi trovavo, cosa e come succede intorno a me, trovare un alloggio, muoversi negli spazi, agarrar la onda, capire subito le situazioni che mi si paravano dinanzi. Si, ero sempre un po' teso, ma alla fine, dopo tanto girovagare, mi ero abituato anche a questo. Era si uno stato di ansia, ma un'ansia ben controllata. Ed alla fine potevo dirmi anche tranquillo. Quella notte invece no. Una strana paura mi accompagnava, mi avvolgeva. Persisteva."

    A presto, un saluto.
    Marco Angelotti