"Oz - Personaggi probabili nell'editoria del terzo millennio"
a cura di Marco Angelotti
Questa rubrica è dedicata agli scrittori emergenti, quelli che lasceranno una traccia nel panorama editoriale dei prossimi decenni.
Ogni settimana proporremo un nuovo autore, presentandone le opere, scoprendo la sua vita e gustandone il talento.
Il personaggio della settimana: Gordiano Lupi
Nel nord Europa i porti sono freddi, mentre io preferisco i mari caldi, anche torridi. Così, in rada, nell'attesa di salpare, cerco tra gli scaffali della mia libreria, smisurata per degli alloggi di bordo, narratori che mi conducano altrove, che mi portino dove vorrei essere.
Gordiano Lupi ama Cuba, vive Cuba e respira Cuba come pochi altri. Se non fossi certo delle origini di questo scrittore, penserei alla sua casa non come ad una casa toscana affacciata sul Tirreno, ma come ad un bungalow su di una spiaggia che sfuma in un orizzonte lontano. Dalle prime pagine de "Il giustiziere del Malecón", un noir ambientato nell'Avana tra miseria e turisti predatori d'amori di plastica, Lupi conduce il lettore in uno scenario reale e crudo di una Cuba bruciata da un sole violento, sconosciuta ai più. La trama e l'incalzare della storia procedono con l'analisi profonda della popolazione della capitale castrista, vissuta attraverso le prostitute in cerca di stranieri, che agonizzano tra povertà, polizia locale ed assassini.
La capacità di questo romanzo di evocare atmosfere e situazioni è estrema: so che non potrò fare a meno di affrettare il passo e guardarmi alle spalle quando sarò, tra quaranta giorni, di sera, a passeggiare sul lungomare dell'Avana, dopo aver caricato la stiva di sigari e prima di caricare il mio stomaco di rum.
Mi auguro di non dover rimpiangere il freddo di Rotterdam per colpa di quest'italiano mezzo cubano (o cubano mezzo italiano) che, oltre che narratore ("Il mistero di Incrucijada", Prospettiva Editrice, 2001), è capo redattore della rivista Il foglio letterario e ha pubblicato un saggio critico, "Per conoscere Aldo Zelli", per conto del Comune di Piombino.
Da "Il giustiziere del Malecón", Prospettiva Editrice, 2002, ISBN 88-7418-042-X
"Un lungomare illuminato dalla luce della luna più che da fiochi lampioni corrosi dal salmastro si affaccia prepotente alla memoria.
Ricordo i passi delle nostre notti.
C'era anche Janet con me, da tempo aveva fatto la mia scelta.
La mia mente viaggia indietro nel tempo e accarezza ancora i sogni dell'infanzia. Però si ferma sempre su quella notte, quando tutto è cominciato. E soffre. Non può fare altro.
Perché non è possibile modificare ciò che è accaduto. Vivian, la mia compagna di sempre, restò ad attenderci nei pressi del 1830, il cabaret proprio in fondo al Malecón, dove la lunga direttrice del lungomare forma una piccola baia. Io e Janet eravamo entrate nel locale in compagnia di due francesi, giovani e abbastanza carini. Non sarebbe stato un grosso sacrificio andarci a letto una volta tanto. Vivian rimase in attesa di altre occasioni. C'era il solito gruppo di ragazze insieme a lei. Non potevamo dirci amiche, però ci conoscevamo bene tra noi, anche se i rapporti non erano buoni con tutte. C'era sempre quella che faceva la sostenuta o che si sentiva più bella delle altre. Invidie e gelosie non mancavano, specialmente verso chi lavorava di più e aveva maggiori richieste. Bastava poco per metterci una contro l'altra. Un paio di scarpe più belle, un vestito firmato, un anello vistoso al dito. Però quando c'era bisogno sapevamo essere unite e ci davamo una mano. Tutte. Partendo dal Nacional ci spingevamo sino al 1830, in un chiacchiericcio intenso fatto di pettegolezzi. Sembravamo una squadra, amiche in cerca d'avventure per passare una serata diversa. Invece le nostre serate erano tutte uguali. Cominciavano sul Malecón o alla Cattedrale e terminavano in un'habitacion particular o in un grande albergo, tra falsi sorrisi e promesse d'amore che svanivano al risveglio. "