"Oz - Personaggi probabili nell'editoria del terzo millennio"
a cura di Marco Angelotti
Questa rubrica è dedicata agli scrittori emergenti, quelli che lasceranno una traccia nel panorama editoriale dei prossimi decenni.
Ogni settimana proporremo un nuovo autore, presentandone le opere, scoprendo la sua vita e gustandone il talento.
Il personaggio della settimana: Vincenzo Tarkowski
Sei in gamba a dare volta alle cime. Come ti chiami? gridai dal ponte della barca all'uomo sulla banchina 11.
Tarkowski... Vincenzo Tarkowski, e si accese una sigaretta.
Che cosa ci fai alle sei di Domenica mattina, seduto su questa bitta? continuai.
Osservo, capitano. Dalla sua bocca uscirono parole e fumo.
Diamine, ragazzo, e che cosa osservi? Mi sembra che ci sia poco da vedere, qui.
Osservo la realtà com'è, e la racconto. La realtà, non una menzogna rosa...
Vuoi darmi ad intendere che sei uno scrittore?
Tu lo dici, capitano. Io osservo, semplicemente, e racconto. Vivo.
Saltai giù dalla murata dell'imbarcazione sul selciato del molo.
Mi offriresti una sigaretta ragazzo? ...Grazie. E che cosa hai scritto?
Diverse cose. Bella barca. Ho scritto un romanzo, "Vincent", e un altro, "Parigi"...
"Vincent"... L'ho letto. Così sei tu, quel Tarkowski?
Non ho più voglia di rispondere alle tue domande. Hai del pesce per la mia gatta?
Sì, ragazzo. In quella cassetta sul ponte. Serviti pure. E' già aperto il bar del porto?
E' aperto dalle cinque.
Ti offro un caffè, ti va? ...Per ringraziarti della sigaretta.
Accetto, capitano. Basta domande, però. E' qui vicino.
Abbiamo fatto un centinaio di passi in un'umidità fredda che si appiccicava sulla pelle attraverso gli abiti. Siamo entrati in un locale buio e vecchio.
Ciao, Vincenzo. Che cosa prendi? chiese l'uomo dietro il bancone.
Due caffè, doppi. Il secondo é per il capitano.
Ci sedemmo a un tavolo. C'erano altri tre marinai.
Cos'altro hai scritto, azzardai.
Ti avevo detto niente domande. Fanne una sola, per il pesce che hai offerto alla mia gatta, poi finiscila.
Perché scrivi, gli chiesi.
Per la rabbia che ho in corpo, perché sono da solo e sono indifferente per il fatto di esserlo e sono incapace d'essere felice e credo poco nell'amicizia e sono ipnotizzato dal suicidio e basta. Il caffè è finito. Addio, capitano.
A rivederci, Tarkowski.
Se vi capita di ormeggiare, di Domenica mattina presto, alla banchina numero undici e vedete un ragazzo seduto sulla bitta, con una sigaretta in bocca, avrete visto uno Scrittore.
Da "Parigi", Prospettiva Editrice, 2000
"... Ricordo un episodio in particolare. di qualche tempo fa.
Ero in Francia anche allora, e precisamente a Beaune (città importante per la vendita del vino) e nel mio girare euforico per le viuzze della cittadina, vidi una ragazza.
Era bella, veramente bella.
Ma per bella intendo, oltre all'aspetto fisico, che muore subito, il movimento. L'aspetto fisico è come una barzelletta, la prima volta che l'ascolti ridi forse a crepapelle, la seconda sorridi e alla terza rimani con un'espressione ebete in viso). Se c'è solo bellezza non c'è niente. La bellezza però ha la capacità di annebbiare il cervello delle persone, soffocandolo.
Una ragazza è bella quando sa muoversi, quando è pacata, aggraziata, quando sa parlare, quando è un'esplosione muta, quando è lei a creare l'ambiente e non l'ambiente a creare lei.
Questa ragazza se ne stava seduta su una panchina e niente di più, ma tutto sembrava confluire su di lei. Lei il quadro, tutto il resto la cornice.
Cornice la strada, cornice le taverne, cornice il cielo, cornice la piazza, cornice tutto quello che non era lei.
Beh, mi buttai su una riflessione confusa ma che suonava più o meno così:
"Il destino. Perché l'ho incontrata? Perché punto i miei occhi su di lei? Mi piace sì, si muove bene, sembra calma. ma perché, se poi non la rivedrò più? Quante probabilità ho, seriamente, di rivederla? Chissà che sarà della sua vita. Che farà? Chi si sposerà? magari questo ragazzo che mi sta passando davanti. Ora non si conoscono ancora, però, forse, un giorno, si incontreranno al McDonald's di New York... Morirò prima io, o lei? Perché non mi presento? A volte basterebbe poco per cambiare il senso o il vortice della vita. Le scelte infinite, le vie, i percorsi innumerevoli che la vita ci presenta e gli innumerevoli bivi di ogni scelta che prendiamo. Le nostre scelte sono la metà delle possibilità. E così le scelte che non abbiamo preso."