Speaker's Corner
 
Storie di quartiere
 di Carlo Trotta

  • 1a parte
  • 2a parte
  • 3a parte
  • 4a parte
  • 5a parte
  • 6a parte
  • 7a parte
  • 8a parte
  • 9a parte
  • 10a parte

    Racconti notturni
    di Fabio Lentini


    Autoromanzo. Storia d'amore a Tre Voci
    di Roberto Cicero























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    Speaker's Corner
    I racconti metafisici di Jimmy il pazzo
    di Carlo Trotta
    (l'importanza del quartiere)

    Decima parte

    I CANI
    Soggetti del tutto particolari che abitano il nostro pianeta godendo di fortune riservate a loro e praticamente a nessun'altro animale, i cani non sono mai rientrati tra gli obiettivi del mio studio, in compenso hanno da soli attirato la mia attenzione con il loro comportamento.
    Gli esseri umani mangiano di tutto, sono onnivori. La carne risulta perciò ben gradita sulle nostre tavole, e gli animali sono stati nella storia considerati come cibo mandatoci dagli dei.
    Ora è ancora così per la maggioranza di essi, ma i cani si sono riusciti a ritagliare in quasi tutto il mondo una fetta di rispettabilità, arrivando addirittura a dormire nelle nostre case, a giocare con i nostri bambini.
    è evidente quindi che questo animale ha per l'uomo un importanza particolare, è il suo migliore amico. Dubito sia tanto più intelligente di molti altri animali, eppure viene trattato come se appartenesse a un gruppo che si colloca un gradino sopra a tutti loro.
    Per strada vedi padroni e padrone parlare ai propri cani con le voci più assurde: "piccipiccipiccipicci! ciao! ma ciao! ciao occhibelli! ciao!! bellooo, bellooooo…" "e sc,sc,esc,sc,sccciaaaooo patatona!sciao!ma chi è la più bella eh?chi è?ma scciiiaaaaaooo…"
    Sembrano tutti scemi, ancor più scemi dei loro cani, e la cosa incredibile è che non si vergognano di inscenare quelle ridicole commedie davanti a un pubblico involontario. Fatto sta che attirano l'interesse della platea molto più dei miei monologhi metafisici.
    "Ciaaaaaaoooo" "picci,vieni qui picci, Quì!". Li guardo spaventato e mi chiedo come facciano a non provare vergogna ad amare così pubblicamente un piccolo essere peloso e stupido, dalla carne stoppacciosa e fondamentalmente inutile. Amerei assai di più un bel maialone, che cresce grufolando nel mio cortile, aspettando solo di diventare utile e gustoso prosciutto, amo di più anche mucche che ci danno latte e galline che ci danno uova. "ma il cane mi da affetto" replicherebbe convinto un sostenitore di questo strano e inutile animale. "Cazzo!" risponderei io ironico, pensando a quanti bambini orfani al mondo ti darebbero assai più soddisfazioni e affetto di un qualsiasi cane bastardo. Questa la mia convinzione, pura e semplice.
    Questa convinzione ha vacillato in una sola occasione. Sarà stato un mese fa, poco più. Stavo come al solito nel tratto di marciapiede a pochi metri dai tavolini vuoti del bar, e come al solito portavo avanti il mio esperimento con passione: "Ecco cosa succede a fare certe cose, ECCO! la colpa è sempre delle stesse persone, da una parte loro, dall'altra tutti gli altri. E si soffre. Si soffre. ECCO! ECCO! ecco cosa succede, l'avevo detto io, quanto tempo è che lo dico? io le so certe cose, le so!" andavo avanti con i soliti discorsi sfumacchiando qualche sigaretta tra un passo e un altro. Nessuno passava in quel momento per la via, ma io parlavo lo stesso per non venir meno ai miei principi e per assicurarmi che anche se qualcuno mi avesse spiato non avrebbe potuto capire la mia falsità rispetto a quegli istanti. Proprio nel mentre io proseguivo i miei discorsi arrivò davanti al bar un motorino con sopra un ragazzo alla guida e una ragazza con un piccolo buffo cane marrone in braccio.
    Scesero dal motorino e legarono il cane a un "dog park", un piccolo gancio apposito subito davanti al bar. Nei pochi secondi in cui avveniva questa operazione io continuavo il mio esperimento, non riscontrando reazione alcuna nei due ragazzi. "La vita è sempre così, sempre, io pago le tasse, capito? LE TASSE!". Quel piccolo cane marrone, con le orecchie molto grandi e gli occhi molto più neri che la notte del parchetto, mi guardava un po' malinconico con la testa leggermente chinata da un lato, seduto sulle zampe posteriori.
    Non so perché, ma ebbi la sensazione di aver già visto quello sguardo, ma ancora adesso non saprei dire dove.
    Mi guardava fisso negli occhi, passando attraverso di loro arrivava alla mia anima, facendomi provare forse per la prima volta la sensazione di averne una. Mi commossi inspiegabilmente, e decisi di proseguire il mio esperimento per lui solo. "Tutte a me succedono, tutte a me, quella stronza di mia sorella, quella puttana di mia moglie, tutte a me succedono, tutte. E pensare che io pago le tasse…." Mi guardava ancor più profondamente di prima. Ero quasi terrorizzato da quegli occhi, mi sembravano celare un intelligenza e una consapevolezza inauditi persino per il più saggio degli esseri umani. Fu più di una sensazione, fu una certezza. Lui sapeva chi ero, e sapeva che cosa stavo facendo. Davanti a lui le parole erano inutili, perché lui già aveva letto tutto il copione della mia esistenza, e provava pena per me. Mi azzittii e lo guardai sommesso, e mentre pensavo queste cose lui scattò verso me, srotolando tutto il suo guinzaglietto allungabile arrivò ai miei piedi e allungò le sue piccole zampe anteriori sopra al mio ginocchio, allungandosi sulla mia gamba come se volesse consolarmi, come se quelle due zampe fossero le braccia di mia madre pronte a prendermi di notte per farmi smettere di piangere. In quel caso ottennero l'effetto contrario.
    La storia per essere degna di questo nome dovrebbe finire qui, eppure voglio aggiungere due righe per rendere immortale la dolce bestiola.
    Uscirono poco dopo i due ragazzi, e trovarono il cane poggiato alla mia gamba visibilmente imbarazzata. La ragazza, molto carina, chiamò "Poe! Poe! vieni qui!" detto questo si avvicinò, prese il cane, e guardandomi negli occhi disse: "mi scusi, è fatto così…"

    Salve, sono Carlo, autore di questo libro, personaggio di una delle sue piccole sezioni e relatore di numerosi interventi tra le righe di Jimmy il Pazzo. Ritengo necessario intervenire ancora un volta per esprimere un semplice pensiero che è nato in me poche righe or sono.
    La semplicità.
    Jimmy secondo me è un semplice, nel senso migliore della parola, e me ne sono accorto solo ora. è una persona onesta, forse anche ingenua, mentre io all'inizio dell'esperimento credevo fosse maledettamente complicato, come e forse più di tutti noi.
    Sbagliavo, la sua grandezza, la sua genialità, risiedono entrambe nel significato profondo di una parola che mi avvio a ripetere:
    "Semplicità"

    RIFLESSIONI
    Ecco, vedete, mi sembra come se il mio pensiero ormai avesse ritmi televisivi, avesse preso quella falsità, quella piattezza bidimensionale, per di più interrotta dalle pubblicità. Non riesco a concludere periodi logici nella mia mente,e nemmeno grazie alla parola, all'oralità.
    L'unico angolo di riflessione nel 2002 me lo dona la carta. Qui non ci sono paesi che inventano attentati gravissimi contro loro stessi per giustificare l'aumento degli investimenti sulle armi,e per allargare il loro potere su tutto il mondo, qui non ci sono mondiali di calcio dove gli arbitri decidono chi deve andare avanti, e nemmeno inquinamento, traffico, rumore, malattia.
    Qui c'è solo un po' di carta e un po' di inchiostro, e una rapida, lentissima pausa, da tutto il mondo reale.
    Se uno ha voglia di piangere, di ridere, di picchiarsi, di bere, qui può fare tutto, non facendo nulla. Io oramai non so più dove vivo, se vivo con carlo, nel suo mondo, o con Carlo, nel suo altro. Se potessi scegliere non saprei dove andare, perché io tanto non posso decidere, né qui né lì. è la carta che decide per me, è il tempo che mi guarda e mi giudica.
    Il bambino senza gamba esiste in queste pagine, il cane e la ragazza stupenda esistono nella carne, la Roma, magica, esiste nelle menti di milioni di persone. Tutti esistono, nessuno è.
    Eppure tutti noi almeno un libro l'abbiamo letto.
    Abbiamo fatto soffrire i Malavoglia, abbiamo ubriacato Chinasky, abbiamo arrestato mr.Rosewater. Eppure, secondo voi, non avete fatto nient'altro che leggere un libro. Siete rimasti lì seduti a "distrarvi", nulla più. Un paio d'ore di distrazione, e poi via, nel traffico, nel nervosismo, nella malattia. è per le persone come voi che io parlo solo con me stesso.
    è per le persone come voi che io esisto solo sulla carta.
    Non mi guardate, non mi pensate, non mi capite.
    Io ho portato avanti per anni il mio esperimento, avevo varie ipotesi, varie teorie all'inizio di questo mio viaggio nel vostro mondo.
    Ora ho soltanto una certezza.
    Voi non esistete.

    Queste pagine bruceranno i pollici di coloro che mi possono capire, chi crede questa sia la fine, può adagiare questi pochi grammi sul comodino, ed addormentarsi tranquilli.
    Chi esiste, guarderà il soffitto, e la casa di sopra, e poi su, sempre più su, fino al cielo ed oltre, fino ad arrivare, con tutto se stesso, nel luogo ove tutti noi giaciamo uniti.

    Sinceramente non mi aspettavo questa conclusione,credevo si andasse avanti ancora parecchio, ma queste sono le parole di Jimmy il pazzo, e in quanto tali vanno rispettate e considerate.
    Sono rimasto due minuti sdraiato, sul mio letto, con queste pagine poggiate sul petto. L'indice della mano destra sfregava il pollice, mentre i miei occhi guardavano su, verso il soffitto.
    Lentamente il mio sguardo si è appannato, e la mia guancia è stata solcata da una goccia di pioggia divina.

    Probabilmente non avevo capito.


    FINE



    Cara mamma,
            Giulia mi ha chiamato!!! Con gli amici ho risolto tutto, comunque a giorni vi vengo a trovare. Così parliamo del matrimonio e vi racconto tutto. Mi sento un'altra persona! Vi voglio bene, spero stiate tutti bene, specialmente papà.

    Un bacio,
    vostro Gino