Speaker's Corner
 
Storie di quartiere
 di Carlo Trotta

  • 1a parte
  • 2a parte
  • 3a parte
  • 4a parte
  • 5a parte
  • 6a parte
  • 7a parte
  • 8a parte
  • 9a parte
  • 10a parte

    Racconti notturni
    di Fabio Lentini


    Autoromanzo. Storia d'amore a Tre Voci
    di Roberto Cicero























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    Speaker's Corner
    I racconti metafisici di Jimmy il pazzo
    di Carlo Trotta
    (l'importanza del quartiere)

    Nona parte

    Salve, sono Carlo Trotta, vi ricorderete di me come reale autore di questo libro e come oggetto di narrazione da parte di Jimmy all'inizio dello stesso.
    Intervengo brevemente a seguito dell'ultimo capitolo di queste riflessioni. Spero non ci sia bisogno di parlare dei tre seduti al tavolino, visto che mi sembra chiaro siano gli alter ego di Fante, Bukowsky e Vonnegut. Volevo solo far notare la mancanza di presunzione di Jimmy, che nonostante la vista di quei tre maestri non viene meno al suo voto e prosegue con il suo esperimento.
    Oramai dovrebbe essere chiaro a tutti chi è Jimmy. è uno dei tanti "barboni per scelta" che popolano le nostre città, ed è allo stesso tempo uno scienziato che svolge senza contributi né riconoscimenti uno dei più grandi esperimenti che l'antropologia e la psicologia sociale abbiano mai svolto.
    Era ricco, aveva famiglia, ha abbandonato tutto per la strada, per capire meglio l'umanità. Egli parla con me, si confida senza tradire il suo voto per un motivo molto semplice.
    Io gli rivolgo parola per primo.
    Non dico che sarebbe utile parlare con tutte le persone che si incontrano per strada, ma sicuramente ne incrociamo alcune il cui pensiero vale anni e anni di vita. Jimmy è una di queste persone, e con questa raccolta di suoi pensieri spero di riuscire a mostrare un punto di vista delle cose che anche a voi appaia fuori dal tempo, così come appare a me.
    Probabilmente questa parentesi è stata per voi superflua, ma mi sembrava giusto intervenire per indirizzare meglio il pensiero di alcuni.
    Vi lascio ora alle parole di Jimmy, così come io le ho raccolte.



    LA PANCHINA
    Al parco ci sono ventitré panchine, disseminate nei punti strategici. Una però è diversa dalle altre, appena entri te la trovi sulla destra, ed è la mia panchina.
    Mia madre si sedeva lì quando io ero bambino, e mi guardava giocare, parlando con altre madri. Lì baciai per la prima volta, e per tante altre, la mia prima ragazza, in terza media, una sera in cui alle undici ero ancora fuori, e in cui per il ritardo si erano suscitate ire e discussioni all'interno di ben due nuclei familiari.
    Lì dormo la notte, e penso ai miliardi di storie che ogni giorno questo nostro mondo mette in scena. Sono ben felice di sedere dalla parte del pubblico.
    Amo quella panchina, è mia più d'ogni altra panchina al mondo, e nessuno può divedere con me le sensazioni che mi ha donato.
    è un pensatoio orizzontalmente parallelo al terreno coperto dalla ghiaia. Sdraiati su quella fetta di spazio che gira assieme alla terra si percepisce la propria appartenenza alla razza umana, e si riflette con una lucidità e una prontezza incredibili.
    Io su quella panchina ho capito l'importanza di questo mio esperimento, io su quella panchina ho deciso di dire sì alla proposta di Carlo, di mettere per iscritto la mia esperienza e le mie conclusioni, e sempre seduto su quella panchina ho scritto tutto ciò che arriva fino a questa parola, e andrò avanti fino a che non riterrò soddisfacente il mio lavoro.
    Sulla mia panchina ho anche riletto la mia opera, e ho nelle ultime ore affrontato un dubbio lancinante. Scrivere di questa mia esperienza non è forse venir meno al mio giuramento? Non è forse come rivolgere parola a qualcuno, a molti, per l'eternità? Le ultime ore della mia esistenza sono state tormentate da questa domanda, e mi sembrava impossibile trovare quella risposta che poi è arrivata da sé, come le api sopra ai fiori vanno a cogliere il polline.
    Scrivere e rivolgere la parola sono due cose diverse. Scrivere e parlare possono essere simili, ma in questo caso lo avvicinerei di più all'idea del "parlare da soli". Ecco, ho parlato da solo per tutte queste pagine, ascoltato distrattamente dal mio amico Carlo, l'unico che in tanti anni ancora riflette su ciò che dico.
    La sostanza del mio esperimento è più concreta e importante di quanto non traspaia da queste parole. è come se un sociologo, uno psicologo e un antropologo assieme avessero l'occasione di studiare le reazioni di tutte le persone che hanno letto un dato libro, e cerchino di spiegarsi le varie motivazioni che rendono diverse tali reazioni.
    I tre si daranno, ahimè, soluzioni diverse, ma allo stesso modo giuste. L'insieme delle tre è quello che più si avvicina alla realtà.
    Io voglio essere insieme il libro, i tre studiosi, il lettore.
    Io voglio capire tutto quanto senza farmi aiutare da nessuno.
    Farsi aiutare è farsi indirizzare, e le direzioni sono la cosa più sbagliata per un'artista.
    Egli deve essere ovunque.
    Questa panchina è l'universo, e non esistono altri luoghi all'infuori di lei.


    POESIE PER LA GUERRA

    ARMI
    "le armi non sono ne buone ne cattive"
    ci dicono gli armieri
    "le nostre armi proteggono milioni di famiglie"
    sembran giustificarsi.
    e le mine antibambino?
    e carriarmati contro pietre?
    Il problema vero del mondo,
    il problema vero delle guerre
    Non sono le armi,
    sono i soldi per comprarle.


    TROPPI
    Al mondo siamo troppi
    davvero
    tra qualche anno non ci sarà più acqua per bere
    e per molti già non c'è il cibo da mangiare
    mentre mi rilasso
    nella mia jacuzzi
    una passione antica quanto l'uomo
    cerca a modo suo di risolvere il problema.
    Dio quanto ti ringrazio,
    Dio quante vite salverai dalle triste povertà.
    Tu sei l'unica nostra amica,
    tu sei l'unica ragione
    sei ciò che fa girare il mondo
    e ciò che ci riempie di speranza.
    Da quando noi nascemmo esisti,
    e assieme a noi morirai.
    Ti amo,
    per tutto quello che fai per noi,
    nostra sincera amica,
    dolce e calda Guerra.