La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Un po' martiri... un po' no
Un anonimo pittore giapponese del '600 ha illustrato "Il grande martirio di Nagasaki" del 1622. La tela, che in genere è conservata presso la Chiesa del Santissimo nome di Gesù all'Argentina (Roma) ma ora è in mostra a Palazzo Venezia fino al 15 febbraio (Roma, l'esposizione si intitola Persone), rappresenta una serie di religiosi europei e giapponesi bruciati a "fuoco lento", come specifica la didascalia, e una serie di malcapitati, tra cui molte donne in kimono, a cui viene tagliata la testa. Qualcuno provvede poi a infilzarla, allineata con tutte le altre, su un puntuto travone. Insomma una scena raccapricciante a cui fa pendant, sempre nell'interessante mostra romana Il martirio dei Beati francescani a Nagasaki, dipinto dopo il 1597 da Tanzio da Varallo (il martirio è del 5 febbraio 1597). Messa così sembrerebbe che francescani e gesuiti in Giappone le abbiano prese di santa ragione. In parte è vero, ma, come spiega il bel libro di Giles Milton, Il Samurai che venne dall'Europa, ci sono ragioni economiche e politiche dietro questa persecuzione: all'inizio lo shogun sostenne cristianesimo, forse solo perché credeva che il commercio con portoghesi e spagnoli fosse conveniente. Poi si accorse che il cristianesimo si stava diffondendo troppo in regioni poco fedeli e che i vantaggi economici erano limitati. Da qui la chiusura. Nel libro si racconta soprattutto di William Adams, inglese, sbarcato in Giappone nel 1600 su una nave olandese e quindi protestante: i gesuiti fecero di tutto perché i giapponesi lo condannassero come pirata alla crocifissione. Non avevano mai raccontato dello scisma protestante e lo shogun ne rimase scioccato. Così, fallita la congiura, tentarono prima di convertirlo e infine di rispedirlo in patria.
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