La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
L’isola di Regina
Duro, durissimo, e molto poetico il bel romanzo di Giancarlo Pastore, Regina (Bompiani). Parla del legame tra un ragazzo sensibile e una madre, assente, attrice di film porno, ma anche evocatrice di favole e fantasie. Per una cacciatrice di storie nelle storie come me, poteva essere un romanzo insidioso. E invece a un certo punto ho trovato una “fonte”, un libro che uno dei personaggi regala al protagonista: L’isola di Arturo, di Elsa Morante. E mi è venuto in mente quanto poco, oggi, lo si rilegga. Peccato: la storia di Arturo, adolescente di Procida, che non ha mai conosciuto sua madre, se non da una stinta cartolina, e che prima odia e poi ama la matrigna, Nunziata, è una “favola” anomala. Proprio come Regina, sconfina nel realismo magico. I personaggi vivono in una dimensione di sogno-incubo-delirio, insolita per la letteratura coeva. Come il protagonista di Regina, anche Arturo abbandonerà l’isola e i suoi turbamenti-fantasie adolescenziali. Pubblicato nel 1957, L’isola di Arturo segnò una svolta per la stessa Morante e le fece vincere il Premio Strega. Elsa, nata nel 1912, era cresciuta in casa del padre “anagrafico”, Augusto Morante. Il suo vero padre si chiamava Francesco Lo Monaco. La curiosità è che Augusto lavorava come istitutore in un riformatorio per minorenni. In Regina, quasi tutta la storia si svolge in una comunità per minorenni in difficoltà. “Eredità” difficili, i genitori: Elsa Morante abbandonò la famiglia subito dopo la maturità, una scelta quasi inconcepibile, per una donna, al tempo del fascismo. Provò anche a mantenersi da sola all’Università, ma dovette mollare. Nel 1941, quando era già assidua collaboratrice di alcuni giornali, come il Corriere dei Piccoli, sposò Alberto Moravia: era lo stesso anno del suo primo libro, Il gioco segreto. Da allora una vita sempre più inquieta, tanti libri, tante pagine distrutte, la separazione da Moravia, dopo vent’anni insieme, un tentativo di suicidio nel 1983. Infine, la morte, nel 1985. Sola, lei che diceva di amare “i bambini, il mare e i gatti”. E che come, ricordò Enzo Siciliano, aveva in fondo raccontato sempre la stessa storia: quella di un adolescente i cui sogni vengono distrutti dalla realtà.
|
|