La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Nostalgia di Mozambico
Nello strano e inquietante romanzo di Lídia Jorge, L'eredità dell'assente
(Bompiani), si racconta del rapporto tra una ragazza e suo padre, Walter
Dias, che l'ha abbandonata e torna all'improvviso a trovarla. Di quest?uomo
perennemente in viaggio si ricordano a un certo punto le cartoline inviate
all'amata Maria Ema da varie città. In particolare da Lourenço Marques,
vecchio nome della capitale del Mozambico, oggi Maputo. L'annotazione
colpisce
per una strana coincidenza: la Jorge, nata nell'Algarve, dove si svolge
il romanzo, ha insegnato anche in Mozambico. E a Lourenço Marques è nata
una della maggiori poetesse africane, Noémia de Sousa (nata Carolina Noémia
Abranches de Sousa), la prima di lingua lusitana. Sebbene Noémia sia morta
solo nel dicembre del 2002 (era nata nel 1926), sono già in pochi a
ricordarsi
di questa agguerrita sostenitrice dei diritti del suo popolo, dell'Africa,
delle donne. Le sue poesie sono state pubblicate in libro, Sangue Negro,
nel 2001, su pressione di un altro scrittore mozambicano, Nelson Saúte.
In realtà Noémia ha scritto a intervalli molto irregolari, però è stata
anche e forse soprattutto- giornalista e ha lavorato per diverse agenzie.
A un certo punto si è trasferita a Lisbona e poi ha dovuto rifugiarsi in
Francia, a Parigi, per sottrarsi alla polizia portoghese. Dopo la
Rivoluzione
dei garofani, che ha posto fine alla dittatura nel 1974 e ha restituito
la libertà alle colonie, è tornata in Portogallo ed è morta a Cascais.
Coincidenza
(in verità Cascais è un posto bellissimo): lì è morto anche re Umberto II.
Quello che colpisce è che, se le letterature africane in lingua francese
e inglese hanno avuto grande diffusione, quella in portoghese è stata
spesso
dimenticata: un peccato perché ha dato (e dà tutt'oggi) ottimi scrittori
come gli angolani Pepetela e Jose Luandino Vieira e il mozambicano Mia
Couto.
E il limite non è di sicuro nella lingua: scrittori nati nella madrepatria,
come José Saramago, sono conosciutissimi all'estero. Per non parlare di
quelli brasiliani. Insomma, c'è anche un'Africa dell'Africa.
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