La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
La maledizione armena
Nell’inquietante, bellissimo libro di Edward Carey, Alva e Irva (Bompiani), storia di due gemelle indivisibili che salvano una città distrutta da un terremoto perché ne hanno fatto un modello in plastilina, a un certo punto si fa riferimento a un terremoto vero, drammatico, che, come spesso accade ai terremoti, è andato a infierire su una terra già martoriata. Ovvero si parla di Spitak, nel Nord dell’Armenia, rasa al suolo il 7 dicembre 1988. Sfido chiunque a ricordarsene, anche se Internet è ricco di materiale sull’evento perché il terremoto fu così catastrofico che è ancora oggi oggetto di studio. Dunque Spitak è oggi una sonnolenta ex cittadina industriale dell’ex Unione Sovietica, disseminata di rovine. Non solo del terremoto. A parte gli scheletri degli edifici industriali, ci sono reperti archeologici di incredibile bellezza. E in uno stato di incredibile abbandono. La prima scossa del 7 dicembre ebbe magnitudo 6,9; la seconda 5,8 e si andò avanti addirittura per mesi anche con scosse fortissime: i morti furono 25mila, i senza tetto 500mila. Spitak fu di fatto rasa al suolo (aveva 18.500 abitanti) e anche le città vicine, tra cui Leninakan, che di abitanti ne aveva 250mila, rimasero gravemente danneggiate. L’Unione Sovietica in effetti cominciò subito la ricostruzione ma sia la fine dell’impero sia la successiva guerra della neonata repubblica armena contro l’altrettanto neoindipendente Azerbaijan, per l’enclave armena del Nagorno Karabakh, bloccarono i lavori e ancora oggi rimangono moltissimi edifici e infrastrutture incompleti. Una desolazione, in una terra, l’Armenia, la cui storia è punteggiata di tragedie, a cominciare, ovviamente, dalla strage compiuta nel 1915 dai turchi contro gli armeni dell’Anatolia. Solo l’elenco dei domini che si sono susseguiti sul territorio armeno è impressionante: si comincia col regno di Urartu nell’VIII secolo a.C., si continua con i persiani achemenidi, l’impero macedone di Alessandro Magno, i romani, gli arabi, i bizantini., i selgiuchidi, i crociati e i mamelucchi egiziani. Poi tornarono i persiani e infine i turchi ottomani per circa 400 anni che cedettero, sanguinosamente, il posto ai russi, prima nel 1916 e poi, definitivamente, nel 1921. L’indipendenza è storia nuova. Ed è ancora storia di guerra. Della serie: ci mancava solo il terremoto.
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