La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Il mancato Gesù
Nell'ultimo, appassionante libro di Amin Maalouf, Origini (Bompiani), c'è un po' di tutto: rincorrendo tra Cuba e l'ex impero turco le origini, appunto, della sua famiglia, lo scrittore narra in realtà ampi stralci di storia. E ci dimostra che non esiste la "loro" e la "nostra" storia, quasi che il Mediterraneo fosse un confine cronologico e filosofico, ma che musulmani, ebrei e cristiani, turchi, arabi, greci e latinoamericani hanno attraversato le stesse vicende. Maalouf va però spesso ancora più indietro nel tempo e ricorda a un certo punto un curiosissimo personaggio, da noi quasi del tutto dimenticato. Si tratta di Sabbatai Zevi (1626-1676), un ebreo dell'attuale Smirne, in Turchia, che si convinse, ma soprattutto convinse gli altri, di essere il nuovo Messia. Prima e dopo di lui ce ne sono stati parecchi, ma Sabbatai ebbe un successo sorprendente.
Studioso di Kabbalah, Sabbatai godeva del titolo di hakham, saggio. Ma dal 1648 cominciò ad avere strani comportamenti e soprattutto proclamò di essere il Messia: Cacciato da Smirne, girovagò tra Grecia, Tracia, Palestina ed Egitto. Nel 1665 incontrò Nathan di Gaza, un personaggio carismatico che lo persuase di essere davvero il Messia. Evidentemente non convinse solo lui perché Sabbatai, che prese il nome di "1666" dall'anno in cui cominciò la sua predicazione (e a cui i Cristiani davano un valore speciale), raccolse moltissimi seguaci, soprattutto in Palestina e tra gli ebrei della Diaspora. Dall'Inghilterra alla Persia, dal Marocco alla Polonia, fino allo Yemen furono moltissimi gli ebrei che si convinsero che Sabbatai fosse davvero l'incarnazione di Dio e non soltanto un profeta. Nello stesso anno il predicatore tentò di sbarcare a Costantinopoli ma fu catturato dalle autorità turche, piuttosto seccate dai suoi sermoni. Bastò magicamente la minaccia di metterlo a morte e Sabbatai si convertì all'islamismo. Verrebbe da pensare che sia stato abbandonato da tutti i suoi seguaci. Macché, venne addirittura fornita la versione che la falsa conversione di Sabbatai era una sorta di "compimento dei tempi". Ovvero Sabbatai realizzava la necessaria fusione tra tutte le religioni monoteistiche e la sua falsa conversione all'islam costituiva il suo "sacrificio" pari a quello di Gesù di salire sulla Croce. Sfuggito al carcere, il predicatore ebbe stretti rapporti con i sufisti e morì in esilio nell'attuale Montenegro. Il suo movimento esiste tuttora.
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