La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
La sfiga dell'eroe
In quel patchwork che è il nuovo libro del regista Mario Martone, Chiaroscuri (sottotitolo: scritti tra cinema e teatro, Bompiani), si trovano alcuni spunti interessanti. Per esempio quando parla del suo interesse per la tragedia greca. E della messa in scena di un'opera di Sofocle che a molti non sembrerà familiare: Filottete. In realtà, a parte un Ulisse-Odisseo più perfido che mai, la tragedia, che fu rappresentata per la prima volta ad Atene nel 409, è interessante per due personaggi: Filottete, appunto. E Neottolemo: il muscoloso film Troy, interpretato dall'abbronzato (oltre che anche lui muscoloso) Brad Pitt non ci ha concesso di vedere in azione il contraddittorio figlio di Achille, che si portò a casa come schiava la moglie di Ettore, Andromaca. Pitt sarebbe sembrato troppo vecchio. Invece il giovanotto a Troia c'era e veniva chiamato anche Pirro perché suo padre, per sottrarsi alla guerra si era in un primo momento vestito da donna e si era fatto chiamare Pirra. Il lato oscuro dell'eroe macho.
Filottete, invece, è proprio un povero disgraziato. Nel viaggio verso Troia, dirigeva un contingente di sette navi. Durante uno scalo sull'isola di Lemno fu morso da un serpente velenoso. La ferita non si cicatrizzava e il tenero Agamennone decise di abbandonarlo. Filottete, arciere imbattibile, se la dovette cavare da solo col suo arco. Fatto sta che dopo la morte di Achille la guerra non si sbloccava: il solito Ulisse riuscì a catturare un principe troiano Eleno (sic!) dotato di poteri profetici che rivelò che solo Filottete poteva far vincere gli achei. Il figlio di Achille venne quindi spedito a prenderlo e meno male che Odisseo lo seguì: il giovane Achillino vedendo Filottete ancora ferito e coperto di cenci voleva riportarlo a casa. Anche perché quello, giustamente, a Troia proprio non ci voleva andare. Ulisse lo costrinse a rubargli l'arco; tira e molla alla fine partirono e una volta a Troia non solo Filottete guarì, ma uccise Paride (che diciamocelo, sta antipatico a tutti); la guerra finì e l'eroe se ne tornò a casa sano e salvo (Odissea, libro III).
Per la cronaca la sua non era cancrena, se no sarebbe morto: i medici di oggi hanno stabilito che soffriva di cromoblastomicosi complicata da un'infezione batterica secondaria.
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