La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Destino da rospo
Decisamente eccentrici i personaggi - animali, ammaestratori di cozze, ascensori e zecche - che popolano il libro di favole di Elio, Fiabe Centimetropolitane (Bompiani). Eppure non è affatto una novità che nelle favole gli animali si comportino in maniera insolita... se no che favole sarebbero?! In particolare due degli animaletti che i bambini di una volta incontravano con una certa frequenza e i nostri ritrovano in cartoni animati e pubblicità, sono i rospi e le rane. Oggi per una fanciulla in cerca di principe, il primo problema non sarebbe baciare un rospo ma trovarlo. La storia si perde nella notte dei tempi: nell'antico Egitto, la rana era un simbolo della fecondità della natura e, come geroglifico, rappresentava il rinnovamento della vita. Per il suo legame con l'immortalità, la rana ha continuato a essere raffigurata in Egitto anche in epoca cristiana. Eppure nella letteratura successiva la rana e, più spesso, il rospo sono diventati gli ingredienti preferiti per i filtri magici dalle streghe, che pare ne usassero soprattutto la pelle e la lingua. Nelle favole popolari il classico è che la rana si trasformi in essere umano o viceversa: basti pensare alla fiaba veneta della Ranèta. A Caltagirone, in Sicilia, si riteneva che una specie di rana, la "buffa", potesse essere un'anima del purgatorio. Per questo si evitava di ucciderla. In genere però l'aspetto in effetti non esaltante di rane e rospi ha fatto sì che nelle favole si parlasse malissimo di loro, a meno che riuscissero, appunto, a trasfromarsi in principi o principesse. Lo stesso Tolstoj usa la rana come simbolo di "nullità". Presso gli Arabi e in generale nell'Europa Medievale si credeva invece che la rana portasse distruzione e malanni, il che la rendeva al tempo stesso temuta e perseguitata. Un proverbio africano bahumbu si limita invece a ricordare: la rana minaccia, ma non parte in battaglia. Più simpaticamente allo Zecchino d'Oro del 1980 partecipò la canzone Ho visto un rospo, che recitava: Ho visto un rospo, Un grosso rospo Che si è mangiato, Un carro armato! Bevendo vino, In un baleno, Ha fatto il pieno Di un autotreno...
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