La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Zalmoxis, il rumeno
La storia della Romania contemporanea di Antonello Biagini (Bompiani) è importante per diversi motivi. Alzi la mano chi non a che fare con quelle pazienti, sorridenti signore rumene che si occupano delle nostre case o delle nostre nonne. Oppure chi, nel ristrutturare casa, non ha incrociato un muratore rumeno. Si dice che gli immigrati dovrebbe imparare qualcosa della nostra storia e della nostra lingua. Non sarebbe male se anche noi imparassimo qualcosa della loro cultura. I rumeni, poi, parlano una lingua che è un'evoluzione del latino dei legionari che invasero il loro Paese. Dunque, intorno al 200 avanti Cristo in Romania abitano i Daci, che i greci chiamavano Geti e che di fatto costituivano le avanguardie nordiche dei Traci. Con molti sforzi si organizzarono in uno Stato esteso fino al Mar Nero, retto dal re Burebista (dal 70 al 44 avanti Cristo), con capitale Sarmisegetusa. Ai romani la cosa dava parecchio fastidio tanto che già Giulio Cesare progettava una campagna quando, nel 44 a.C., fu assassinato. Pochi mesi dopo fu assassinato, dai suoi stessi nobili, anche Burebista. Lo Stato si spaccò in quattro tronconi e solo Decebalus, nel 95 d.C., riuscì a rimetterlo insieme e iniziò a insidiare i territori di Roma. A quel punto la guerra divenne inevitabile: dopo una serie di battaglie la vittoria toccò ai romani, guidati dall'imperatore Traiano, che, come qualsiasi guida turistica riporta, celebrò il suo trionfo facendo incidere su una gigantesca colonna le sue imprese e attribuendosi il soprannome di "Dacicus". La Dacia fu annessa all'impero: bottino ghiotto visto che era ricca d'oro. E non crediate che si trattasse di "barbari": i daci avevano una civiltà complessa e credevano in un dio, Zalmoxis (il nome ha alcune varianti), davanti al quale arrivavano le anime dopo la morte. Qualcuno sostiene che derivasse dal Dioniso dei Traci e altri da Zeus, ma l'ipotesi più curiosa è quella riportata dallo storico greco Erodoto (che però non ci credeva) secondo la quale Zalmoxis era in origine un uomo, anzi uno schiavo del filosofo Pitagora: ottenuta la libertà e diventato ricco sarebbe tornato presso la sua gente per insegnare la filosofia, l'agricoltura. E, guarda caso, la civiltà.
Biagini ovviamente non si occupa di tutto questo: parte dal Congresso di Vienna e arriva a oggi. Ma per chi passa per Roma, una visita alla Colonna Traiana è d'obbligo: non per ricordare antiche inimicizie, ma al contrario, millenari legami.
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