La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Nostalgie danzanti
Scorre tutta la storia recente della Palestina nel romanzo di Rula Jebreal, la bella giornalista di La7, intitolato La strada dei fiori di Miral (Rizzoli). La storia non fa pensare forse a Tolstoj ma ha un grande merito: toglie le donne arabe, e in particolare le palestinesi, da quel pregiudizio "congelato" che ce le fa immaginare o imbottite di tritolo all'ingresso di un bar di Tel Aviv o col velo in testa, chiuse in casa, a piangere morti e miseria. Le donne di Rula sono vive, amano il sesso, subiscono coscientemente le conseguenze delle loro scelte, decidono in autonomia, abortiscono, fuggono, si ribellano agli stupri, lottano per gli altri. E ballano la danza del ventre. Qui la storia si fa lunga. Oggi sono in molti ad ammettere che l'attuale danza del ventre debba molto di più a Rita Hayworth e a Hollywood che alle tradizioni orientali. Però in molte scuole di ballo si cerca ora di insegnare la vera "raks sharki", la danza che ha origini pre-islamiche, forse egiziane, e che ha i suoi due maggiori centri nel Cairo e in Beirut. In realtà l'origine di tutte le danze (non ne esiste una sola) che amplificano i movimenti flessuosi e sinuosi del bacino resta sconosciuta. Così ballava Salomé? Chissà, però dal Maghreb all'Afghanistan le donne hanno sempre ondeggiato al ritmo di musiche ipnotiche. Negli harem di Bagdad, nel X secolo, ovvero al tempo delle vere novelle delle Mille e una notte, sono le Qaina, le schiave, a danzare. Più tardi saranno le Awalim, danzatrici abilissime, colte e libere.
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