La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Donne o maestre?
Difficile infilarsi nelle pieghe di un libro colto e appassionante come quello di Elena Loewenthal, Eva e le altre Letture bibliche al femminile (Bompiani). Difficile raccontare qualcosa più di lei sui personaggi. A pagina 21, però, viene citata Diotima, protagonista di uno dei più bei Dialoghi di Platone, il Simposio. E qui si può aggiungere qualcosa: Diotima di Mantinea, sacerdotessa e maestra d'amore di Socrate, è uno dei personaggi più belli dell'antichità. La conosciamo solo attraverso il Simposio, ambientato nel 416 a.C., in cui Socrate spiega agli invitati del banchetto di un certo Agatone che cos'è l'amore.
Secondo alcuni studiosi Diotima è stata modellata su una donna reale, Aspasia di Mileto, l'intelligentissima compagna di Pericle, vissuta nel V secolo a.C. e passata alla storia prima come etera e corruttrice di fanciulle. E poi invece rivalutata al punto che oggi si sostiene che non sia mai stata una prostituta e che anzi sia stata una raffinata intellettuale. Socrate ne aveva gran stima: lo sappiamo dallo storico Plutarco, che pure riferisce anche le peggiori dicerie su Aspasia.
Nel Simposio, come accenna anche la Loewenthal, Diotima sostiene che l'amore, Eros, è figlio di Poros, la ricchezza e l'abbondanza (maschio), e di Penia, la povertà e il bisogno (femmina). È stato concepito il giorno del compleanno di Afrodite, quando Penia, alla fine del banchetto, si è distesa accanto a Poros, che si era addormentato nel giardino di Zeus. Così Eros è venuto alla luce innamorato della bellezza di Afrodite, ma povero, senza scarpe e senza tetto, sempre bisognoso. Come il padre, però, è orgoglioso, pieno di sé, sempre lì a tessere inganni. Una favola per sostenere che l'amore è lo spirito, il "demone", che tiene insieme il mondo, che unisce uomini e dei.
I greci erano spesso feroci con le donne. Eppure confrontando il rispetto che Socrate ha per Diotima, e il fatto che Platone la scelga come esempio di chi è capace di usare la ragione, di chi sa dialogare illustrando con calma ma brillantemente le proprie idee, balza agli occhi la differenza con la durezza con cui vengono trattate le donne della Bibbia. Spesso coraggiosissime. Ma quasi sempre prive di parola.
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