La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
La guerra e le rose (bianche)
Un po' perché sono stata sollecitata da una recente, ingenua ma volenterosa versione teatral-musicale di Cuore di cane di Michail Bulgakov (esiste un'edizione Bur), un po' perché sono stata folgorata dal film La rosa Bianca. Sophie Scholl, che parla di uno dei pochissimi episodi di resistenza tedesca al nazismo, ho ripreso in mano un volume pubblicato esattamente un anno fa proprio dalla Bur, Tutto il teatro, di Bulgakov. Lo scrittore russo, si sa, morì a 49 anni dopo averne subite di tutti i colori dal regime sovietico, anche se non fu mai incarcerato.
I classici andrebbero consigliati come si fa ogni tanto con il lievito di birra e le vitamine. Per rimettere in forma il cervello. In particolare mi è saltata all'occhio una battuta della pièce La corsa, che risale al 1926 e non fu mai pubblicata. Quando si trattò di metterla in scena, lo scrittore Maksim Gor'kij era favorevole mentre i soliti zelanti membri del Glavrepertkom, il Comitato per il repertorio teatrale, si misero di traverso affermando: "che si tratti d'arte può darsi, ma noi, come marxisti dobbiamo stabilire se è sovietica o antisovietica". Chissà perché quando gli uomini fanno queste affermazioni, e sotto le dittature le fanno sempre (a volte le fanno anche in democrazia, persino per censurare spettacoli di satira televisiva), non si accorgono mai di quanto siano idiote. Era vero per i censori di Bulgakov. Ed è vero per gli inquietanti servitori della legge che condannano a morte Sophie e Hans Scholl e i loro compagni per aver distribuito volantini contro la guerra e contro Hitler all'Università di Monaco. Lo racconta il film La rosa bianca, ma è un fatto storico.
Dunque la battuta pronunciata dal personaggio Krapilin nel testo teatrale di Bulgakov è: "…con le forche non si vincono le guerre!…". Banale, ma vera. I ragazzi dell'associazione tedesca la Rosa bianca, di forte impostazione religiosa protestante, dicevano solo questo: "Hitler ha gettato l'Europa in un assurdo bagno di sangue. Non potrà vincere la guerra perché ha contro avversari troppo potenti e distruggerà la Germania". Poi aggiungevano le solite considerazioni sul valore della vita umana e della libertà. Per questo furono ghigliottinati. E quello che colpisce dei loro aguzzini non è tanto la crudeltà, anzi alcuni di loro sembrano sinceramente dispiaciuti di mandare a morte ragazzi così carini, ariani e puliti. È l'ottusità con cui credono che Hitler regalerà alla Germania benessere, libertà e prestigio. La stessa cosa che dicono i membri del Comitato del condominio in Cuore di cane (ovviamente a proposito di Stalin). La stessa certezza che risuona, incredibilmente, da certi telegiornali nostrani. Solo che noi (e per fortuna!) non possiamo rispondere come fece Sophie Scholl, prima di essere condannata, al suo giudice: "Presto al mio posto ci sarà lei".
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