La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Ipazia a colori
Ma come gli è saltato in mente?! In tempi di manga, streghe gotiche che soddisfano le più sfrenate fantasie neo-con, di video-giochi in cui gli eroi ammazzano, ammazzano, ammazzano e mai che abbiano un briciolo di scrupolo, ma soprattutto in tempi di ricicli religiosi, ecco che Maurizio Di Bona, detto “theHand”, illustratore “pensante” (www.thehand.it), e Birgitta Jonsdottir, poetessa telematica islandese, uniscono le loro forze per creare una saga di fumetti dedicata appunto alla filosofa Ipazia d’Alessandria.
The Hypatia’s saga (www.diane999.com/) vede la filosofa e matematica alessandrina, vissuta nel IV secolo e linciata nel 415 dai cristiani per i suoi discorsi a favore della ragione, in una versione del tutto inedita: è l’entità che abita un’arpa, ricevuta misteriosamente da Elettra Es. Chi è Elettra? Una pittrice che, dopo aver avuto in eredità l’arpa e aver seguito un regolare corso per imparare a suonarla, scopre che toccandone le corde viene colta da flashback telepatici che la conducono lontano nel tempo e nello spazio. Lo stesso suono d’arpa ha a che fare con un altro personaggio, Diane, gine-cyborg (pare che così si dica) combattente, ovvero un’arciera. Diane è l’ultima superstite della stirpe Arkana e si aggira in un suo mondo deserto e fuori dal tempo, alla ricerca di tracce delle sue antiche origini umane. Una storia complicata, dunque, e se no che saga sarebbe. Che c’entra la nostra Ipazia? È lei che unisce le esistenze di Elettra e Diane, ed è lei che dispensa suoni e visioni a entrambe, ogni qualvolta le corde dell’arpa vengono pizzicate. In sostanza l’Ipazia storica è lontana. Ma il suo spirito libero aleggia tra i bei disegni di Maurizio, il quale sostiene: “gli atomi di Ipazia (come quelli di Giordano Bruno) dispersi nell’aria guidano di sicuro i miei/nostri passi”. Affermazione che non posso non condividere. E poiché Ipazia è stata vittima di una violenza ancora più feroce proprio perché donna (fu trascinata in una chiesa, denudata, uccisa con cocci, fatta a pezzi, bruciata), chiudo ricordando un librettino, La figlia perduta di Giosué Calaciura (Bompiani, realizzato con Amref, l’African Medical and Research Foundation), che racconta la violenze attuali contro le donne in Africa. Spesso non si riesce a impedirle. Almeno bisognerebbe narrarle perché non se ne perda il ricordo. |
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