La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Mariti distratti
Ma a che pensavano i mariti nell’antica Grecia? Diciamo che si distraevano spesso… e le loro mogli ne approfittavano (o venivano “approfittate”) di conseguenza. Nel bel libro di Margaret Atwood, Il canto di Penelope (Rizzoli miti), il ritorno a casa di Ulisse assume un nuovo e interessante risvolto. Il punto di vista è quello della paziente tessitrice di tela, che per dieci anni dopo la fine della guerra di Troia (che già era durata dieci anni) aspetta suo marito. È vero che a Ulisse gliene succedono di tutti i colori ma non dimentichiamoci che per sette anni si ferma con Calipso e per uno con Circe. In più la Atwood si schiera dalla parte delle dodici ancelle fatte uccidere da Odisseo perché hanno avuto rapporti con i Proci (in realtà sono state stuprate… come vedete quello che oggi accade in Pakistan e Nigeria e via dicendo era usanza dei civili greci dai quali, giustamente, ci vantiamo di discendere).
Dunque, Ulisse e il vecchio papà Laerte: tutto secondo natura? Bah, forse, chissà: qualcuno dice che la madre di Odisseo, Anticlea, morta di crepacuore durante la sua assenza e incontrata dall’eroe nell’Ade, lo avesse invece concepito con Sisifo. Consenziente? Altro dubbio: forse Sisifo aveva violentato Anticlea per vendicarsi del fatto che Autolycus, padre della donna, gli aveva rubato il bestiame.
Che dire poi della bella Elena (sì, quella di Troia), cugina di Penelope? La mamma, Leda, sarebbe stata sedotta da Zeus in veste di cigno (non erano tempi di febbre aviaria, ma come si vede i pennuti facevano danni lo stesso). E quindi sia Elena sia suo fratello Polluce non sarebbero stati figli del padre legittimo, Tindaro.
Inevitabile pensare: ma com’è che ogni volta che nasceva un pupo con i capelli di un colore sospetto le madri proclamavano che era figlio di un dio e tutti ci credevano? Come si sa, l’espediente ha funzionato a lungo. Chissà che non avessero ragione loro. Anche perché ammettere che era figlio di qualcun altro le metteva perlomeno in una situazione imbarazzante: pensate alla mamma di Menelao (quello che ebbe un sacco di problemi con la moglie Elena, sì quella di Troia). La signora, che si chiamava Erope, era moglie di Atreo, ma il cognato Tieste la sedusse per vendicarsi del fratello che gli aveva “rubato” il trono di Micene (non era di nessuno dei due). Non contento, anni dopo, spedì il figlio che gli aveva sottratto a ucciderlo: Atreo sventò l’attentato e, non sapendo che il sicario era il suo bambino perduto, lo fece ammazzare. Quando poi scoprì il misfatto, invitò Tieste e gli servì a tavola i due suoi figli, cotti a puntino. Tieste allora violentò la propria figlia, Pelopea, perché un oracolo gli aveva detto che avrebbe generato un figlio che avrebbe a sua volta ucciso Atreo. E così fu perché Atreo si trovò, per una serie di pasticci, a sposare Pelopea e allevare Egisto, “il figlio dell’incesto”. Mal di testa? Mica è finita: Egisto prese il potere e un altro figlio di Atreo, Agammenone (sì il fratello di Menelao, a sua volta marito di Elena, quella…) dovette andare in esilio a Sparta dove rubò la moglie, Clitennestra, a un povero diavolo, Tantalo, che uccise. Sappiamo come andò a finire: sarebbe a sua volta stato ucciso da Clitemnestra… passata nel frattempo con Egisto. |
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