La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Che strana la guerra
“Quando noi siamo in grado di avanzare, e l’avversario è in grado di avvicinarsi, si tratta di un terreno che facilita la comunicazione”: neanche per gli esperti la frase è chiara. Figuriamoci per noi lettori a digiuno di strategie militari e satolli di cellulari. Però mi sono sempre chiesta che cosa mai ci facessero tanti manager (che in Italia, sappiamo, non esagerano mai in numeri di libri letti) con L’arte della guerra di Sun-tzu (Pillole Bur). Sun-tzu o Maestro Sun o Sunzi nacque nello Stato di Qi o Ch’i, nel Nord della Cina: Poiché fu assunto dal sovrano dello Stato di Wu, che morì in battaglia nel 496 a.C., possiamo dedurne che visse tra il VI e il V sec. a.C.
La verità è che di lui sappiamo davvero pochissimo, non siamo neanche certi che scrisse il trattatello di persona, visto che tutti i capitoli iniziano con “Sun-tzu disse”. Sappiamo però che si ispirò alla filosofia taoista (Si intitola Il Tao della guerra, La sapienza cinese e l’arte della guerra, un recente volume a cura di Ralph D. Sawyer, edito da Mondadori: evidentemente il tema “conflitti” è quanto mai sentito) e che la sua opera viene tradizionalmente considerata la più antica tra i Sette classici militari, riordinati sotto la dinastia Sung (960-1275 d.C.). La curiosità è che tanto la filosofia Tao (tao vuol dire via, discorso, modo) ispira la strategia miliatre, tanto, almeno in teoria, chi si rifà al Tao, ripudia la guerra. Quindi per i manager lettori, e i leader amici di Sun-tzu, pochi versi di Lao-tzu (VII sec. a.C., dal Tao te Ching (pubblicato da Adelphi):
“Quei che col Tao assiste il sovrano
non fa violenza al mondo con le armi,
nelle sue imprese preferisce controbattere.
Là dove stanziano le milizie
nascono sterpi e rovi,
al seguito dei grandi eserciti
vengono certo annate di miseria.
Chi ben li adopra
soccorre e basta,
non osa con essi acquistar potenza.
Soccorre e non si esalta,
soccorre e non si gloria,
soccorre e non s’insuperbisce,
soccorre quando non può farne a meno,
soccorre ma non fa violenza…”.
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