La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Tortura e torture
Dobbiamo ricordare Guantanamo e Abu Ghraib per pensare che la tortura è viva e vegeta e lotta (ahimé) assieme a noi? Secondo la denuncia di Amnesty International che, dal 2000 conduce una campagna mondiale contro i maltrattamenti nelle carceri, sono 132 i Paesi che oggi ammettono (magari non legamente) le violenze ai detenuti. Ben venga dunque la ristampa di un testo fondamentale: le Osservazioni sulla tortura di Pietro Verri (a cura di Silvia Contarini, Bur). Il libello, redatto nel 1777, è parallelo al più noto Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, del 1764, e testimonia di un’epoca felice della nostra cultura (giuridica e non): l’Illuminismo. Oggi che si attacca il relativismo come la Madre di tutti i mali, dimenticando che il diritto al dubbio e alla critica costituisce il fondamento della tanto sbandierata civiltà occidentale, il pamphlet è più utile che mai. Chi era Pietro Verri lo spiega la cronologia iniziale. Ma più curioso è approfondire una notiziola: l’anno prima delle Osservazioni, Pietro si sposò con una nipote, Maria Castiglioni, dalla quale ebbe due figli, Alessandro e Teresa. Per quest’ultima Verri avrebbe scritto il Libro di Teresa Verri (ristampato nel 1999 da Led Edizioni Universitarie come Manoscritto per Teresa e da Sellerio nel 2003 come A mia figlia). È una raccolta di testi autobiografici che servivano a educare la ragazza secondo i principi pedagogici del filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau e dell’inglese John Locke. Teresa, chiamata così dal nome dell’imperatrice d’Austria, era la figlia prediletta di Pietro; suo fratello, Alessandro, morì in tenera età. Nel 1781 morì anche la mamma e Pietro, che si sarebbe risposato nel 1782 con Vincenzina Melzi, pensò di offrire alla figlia il racconto dell’intenso rapporto d’affetto avuto prima con Maria, e poi con la bambina stessa. L’operina è utile non solo a conoscere meglio una personalità complessa come quella di Pietro, ma anche a scoprire quale fosse la condizione femminile a Milano nell’epoca dei Lumi (non male… nelle élites, ma pur sempre di sottomissione all’autorità maschile). Il testo è composito ma in particolare nelle Notizie sulla moglie e nei Ricordi per la figlia si trovano alcune delle pagine più belle del nostro pensatore che pure non fu un uomo sereno (litigò anni con i fratelli per l’eredità). Scriveva dunque Pietro a Teresa: “Ricordatevi, cara figlia, che le persone anche di merito distinto, quando sono infelici, cessano di essere amabili”. Cupa predizione: Teresa ebbe un pessimo matrimonio e fu infelice. Se solo le donne vessero potuto rompere le catene… i consigli di Pietro sarebbero stati preziosi. |
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