La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Di tutti i colori
I colori affascinano gli scienziati da un bel po’ di tempo. Li rendono anche permalosi: Johann Wolfgang von Goethe quasi ruppe i rapporti con il giovane (e presuntuoso, per quanto geniale) Arthur Schopenhauer quando questi, anziché elogiare la sua teoria dell’origine dei colori, la giudicò insoddisfacente e si mise a scrivere lui stesso un trattato per migliorarla (a proposito citerei il bel libro di Irvin D. Yalom, La cura Shopenhauer). Sbagliavano entrambi, ma sono in fondo passati alla storia per altro. Ed è proprio questo il caso di Isaac Newton (1624-1727), celebre per la sua teoria sulla legge di gravitazione universale, di cui coraggiosamente Bur pubblica gli Scritti sulla luce e i colori. Diciamo subito: Newton capì che la luce bianca era la combinazione di uno spettro di colori e intuì anche sarebbe stato possibile descrivere le caratteristiche di questi colori in base a leggi matematiche analoghe a quelle che valgono per gli intervalli musicali. Non seppe trovare queste leggi ma intuì genialmente che i colori sono legati a lunghezze (di onde elettromagnetiche) proprio come i suoni dipendono dalla frequenza dell’onda sonora. Complicato? Infatti né Newton, né Goethe, né Schopenauer vennero a capo del problema. Nel 1854 Hermann Grassmann, diventato celebre per aver fondato l’algebra lineare, mise a punto il modello matematico della teoria dei colori di Newton. Non ebbe fortuna. Il suo obiettivo era contestare un altro “teorico del colore”, Hermann von Helmholtz, passato anche lui alla storia per tutt’altro, il principio di conservazione dell’energia. La chiarezza sarebbe venuta col tempo, soprattutto con le scoperte sulla natura della luce (onde elettromagnetiche con diverse frequenze) e sulla retina dell’occhio umano. Però resta vero che il testo di Newton, pubblicato nel 1672 (Nuova teoria sulla luce e i colori) è stato quello da cui, sia pure per contraddirlo, sono partiti tutti gli studi successivi. E a noi interessa soprattutto per capire come funzionasse la mente di un scienziato che finalmente cercava di non seguire ipotesi e principi astratti. Ma, come scriveva: “La mia intenzione in questo libro non è di spiegare le proprietà della luce mediante ipotesi, ma di proporle e di provarle con la ragione e gli esperimenti…”. Scontato? Macché, neanche oggi. |
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