La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Altro che Pacs
Chissà come gli antichi greci avrebbero preso la questione dei Pacs o i matrimoni fra gay. Perché se è vero che consideravano normale l’omosessualità, anzi, la bisessualità (come spiega Eva Cantarella nel suo interessantissimo saggio Secondo natura, La bisessualità nel mondo antico, Bur), sul matrimonio e le donne avevano idee tutt’altro che illuminate. Il che, se ce ne fosse bisogno, conferma che ogni età e ogni civiltà ha i suoi pregiudizi. Quelli, a differenza della libertà, non mancano mai.
Insomma i greci avevano ben chiara l’idea che le mogli servono per fare figli (e filare la lana, tenere la casa, controllare gli schiavi, etc.). E che questo è lo scopo, decisamente noioso ma ineliminabile, del matrimonio.
Questo non vuol dire che, in una società così misogina, tutti considerassero le donne pari a zero. Socrate, per esempio, aveva stima di quelle istruite. Come Aspasia, la donna di Pericle. E Aspasia ci interessa per due motivi. Primo perché è passata alla storia come una prostituta, ma nella realtà fu soprattutto una donna che, per le feroci leggi xenofobe di Atene, non potè sposare l’uomo amato in quanto straniera. Due, perché dimostra che non è vero che gli uomini si innamorassero solo di altri maschi e per le donne provassero, al massimo, affetto. Aspasia era di Militene e, secondo la tradizione più diffusa era una cortigiana che più tardi si dedicò al mestiere di “educatrice” di nuove prostitute. Lo stesso Socrate, però, ci dice che fu maestra di retorica di Pericle, il più celebre uomo politico ateniese del V sec. a.C.. In realtà tra le due cose non ci sarebbe contrasto: due celebri etere greche, Laide di Carini e Laide di Corinto, fondarono Accademie in cui si insegnava retorica ed erotismo e i cui docenti erano filosofi importanti come Aristippo. Ovvero: può essere che Aspasia fosse, come si ipotizza oggi, cognata di Alcibiade e signora di ottimi natali. Può essere anche che sia salita dal basso: e allora? I tempi, per le donne di cultura, erano duri (com’è quasi sempre stato). E bastava un briciolo di intelligenza e autonomia per conquistarsi i peggiori epiteti. E poi Pericle, ci racconta Plutarco, baciava Aspasia ben due volte al giorno: quando usciva di casa al mattino, e quando rientrava la sera. Si può forse immaginare perversione peggiore della tenerezza?!
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