La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
A che serve un segretario?
Per Roberto Andreotti, autore di un interessantissimo saggio, Classici elettrici (Bur), autori e personaggi dell’antichità hanno una relazione stretta con l’attualità. O almeno è compito dei critici trovarla.
Certo è che, davanti ad alcuni nomi dai lui citati, farebbero scena muta anche gli studenti più zelanti. Non tutti i giorni, per esempio, si discorre di Caritone da Afrodisia, autore, come ricorda Andreotti, di un “romanzo”, ovvero un testo di letteratura di consumo, di genere erotico-avventuroso, che prende il nome di Il romanzo di Calliroe. Caritone non fu il solito a cimentarsi nel genere, che anzi fu diffuso, nella lingua greca, tra il I e il III secolo d.C..
Ma chi era questo Salgari di Afrodisia? E dov’è questa città dal nome così evocativo? Caritone nacque tra il I e il II secolo d.C. in un’antica città della Caria (oggi in Turchia) a circa 600 metri d’altezza, presso la valle del Meandro. Zona incantevole, se non fosse che ogni tanto i terremoti la scrollano come un albero d’olive al tempo del raccolto. Oggi, nei pressi delle rovine, sorge il villaggio di Geyre: se vi capitasse di passare, non trascurate una visita al tempio di Afrodite e al tetrapilo, forse un propileo di ingresso al santuario della dea dell’amore.
Che cosa sappiamo di Caritone? Nulla. O meglio solo quello che scrive all’inizio del romanzo: “Io, Caritone d’Afrodisia, segretario del retore Atenagora...”. Gli studiosi le hanno pensate di tutte, persino che il nome fosse uno pseudonimo, figuriamoci la scelta della città. Invece il nome era diffuso in Grecia e la città esiste. In più nel romanzo i personaggi hanno appellativi che ad Afrodisia erano comuni. Si è anche detto che fosse vissuto tra il V e il VII secolo, poi lo si è riportato indietro di 500 anni o giù di lì. Ma i conti non tornano ancora perché lo stile non è del tutto omogeneo con quello del periodo. Quanto al lavoro di segretario, come spiegò il grande Luciano di Samosata (non perdetevi le sue opere, a cominciare dai Dialoghi), il segretario è “colui che scrive sotto dettatura e ha il compito di conservare le parole”. Il che, in effetti, come ci insegna Andreotti, dovrebbe far riflettere anche le segretarie e i segretari d’oggi. |
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