La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Sulle tracce dei Tulunidi
La Siria è uno dei Paesi che svolge e svolgerà un ruolo centrale nel complesso evolversi della situazione in Medio-Oriente. Per questo il saggio di Mirella Galletti, Storia della Siria contemporanea (Bompiani) è prezioso. Perché, diciamoci la verità, a parte qualche immagine di Damasco e Aleppo, del profilo buffo e allampanato del presidente Bashar al-Asad, delle rovine di Palmira e delle Alture del Golan, occupate da Israele, quanto sappiamo di quello splendido Paese? La Galletti, che insegna all’Università di Napoli, l’Orientale, deve per forza passare in rapida rassegna la storia antica della Siria.
Ma l’occhio cade su un nome più insolito degli altri, tra le dinastie regnanti: i Tulunidi, che nella seconda metà del IX secolo sottrassero il controllo della Siria a Baghdad. Da dove spuntavano? Da un complotto. Tulun era uno schiavo turco che veniva da Bukhara ed era stato regalato al califfo Mamun, nell’815. Divenne così potente a corte da poter far educare al meglio suo figlio, Ahmad Ibn Tulun, e farlo istruire nelle leggi islamiche e di governo. Da giovane Ahmad servì come fedele funzionario del califfo a Samarra (a nord dell’attuale Baghdad) e poi, nell’868, fu nominato “prefetto” dell’Egitto. Mamun aveva soffocato nel sangue la rivolta dei copti nell’832. Ma il Paese non aveva trovato la pace: i bizantini avevano attaccato Damietta nell’853 e il delta del Nilo era stato interessato da una ribellione araba tra l’866 e l’868. Quando Ahmad Ibn Tulun arrivò ad Askar-Fustat (oggi il Cairo) aveva 33 anni ed era poverissimo: aveva speso tutto per comprarsi la carica. Nell’870 era già così ricco da poter costruire una nuova capitale, perché la vecchia Askar era troppo piccola per i suoi soldati, i ministri, le mogli e gli schiavi. Nell’878, dunque, Ahmad Ibn Tulun conquistò la Siria e creò un proprio regno. Arrivò quasi a prendere la Mecca. Ma morì nell’884, per una dissenteria provocata dall’eccessivo consumo di latte (quando uno dice i pericoli dell’alcol…). Un secolo dopo la sua città, Qata’i, era già in rovina. |
|