La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Altro che sogni
C’è Freud, certo, con la sua Interpretazione dei sogni. E c’è Artemidoro di Daldi, con il suo Libro dei sogni (Bur), Non è la stessa cosa, ovvio. Uno è un testo di analisi scientifica. L’altro fa magia. Ma per capire gli antichi (e spesso, ahimé, anche i moderni), è fondamentale. Artemidoro era un indovino di Efeso del II secolo d.C. ed era un uomo coltissimo. Per questo cita un suo predecessore, Artemone di Mileto, vissuto forse ai tempi di Nerone, che fondò un’arte medica basata proprio sull’interpretazione dei sogni. Creò così una corrente “oniromantica” che è stata definita “medico-incubatoria”. Artemone scrisse un trattato in 22 libri, che forse si intitolava Sul sogno. Vi parlava dei sogni, delle loro conseguenze e delle guarigioni avvenute nei santuari di Asclepio e Serapide. E chi è Serapide? Un dio inventato da Tolomeo Sotere, generale-biografo di Alessandro Magno e poi faraone dell’Egitto grecizzato. Ebbe successo, dopo l’Egitto, nella Roma imperiale, in particolare nel II secolo. Il motivo è semplice: Serapide riuniva in sé il dio greco Zeus, l’egiziano Osiride, sposo-fratello di Iside (ancor più adorata a Roma, soprattutto dalle donne), e l’egiziano Apis, il dio-toro. Veniva in più rappresentato come Plutone (ai Musei Vaticani ne è conservata una statua) e, oltre a essere il signore dei morti, proteggeva la medicina e rappresentava la fertilità maschile. Insomma, in tempi confusi, un a cui ci si poteva affidare. A Roma il suo tempio era tra i più grandi: 135 metri per 98, con colonne alte 21,70. Ne rimangono pochi resti nel Giardino Colonna, sul Quirinale.
Il suo culto si espanse fino a York, e sopravvisse fino al 385, quando i crisiani distrussero il celebre Serapeo di Alessandria. Dai tempi (come non rimpiangerli?) di un confusionario ma creativo politeismo, si era passati al monoteismo di Stato: l’imperatore Teodosio aveva già messo al bando il paganesimo. E gli dei del Nilo, indomiti, entravano in clandestinità. |
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