La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Saggezza d’altri tempi
Tariq Ramadan, intellettuale islamico che insegna a Oxford, non ha paura di suscitare polemiche, sia tra i musulmani, sia tra … volevo dire “gli occidentali”, ma il punto è che lui si rivolge proprio ai musulmani che vivono in Occidente, indicando loro una ragionevole via di integrazione. Nel suo ormai celebre libro L’Islam in Occidente (Rizzoli) cerca di indurre i suoi compagni di fede a non vedere il diavolo dietro ogni nostra abitudine. Comprese eccentriche invenzioni occidentali come l’emancipazione femminile.
Ciò non gli impedisce di restare saldamente legato alla dotta tradizione islamica. In particolare Ramadan, parlando delle attività economiche, del carattere illecito dell’usura, dell’interesse e della speculazione, cita alcuni eruditi studiosi del Corano che, per l’Islam, sono pietre miliari. Tra di loro Abu Hanifa. Io, lo confesso, non ne sapevo nulla. E ogni volta che scopro uno spicchio di storia del Medio-Oriente mi chiedo se a scuola non abbiamo davvero passato troppo tempo sui moti risorgimentali e troppo poco sull’altra sponda del Mediterraneo. Abu Hanifa nacqua a Kufa, nel 698-699 (80, secondo il calendario islamico), sotto il califfato di Abd al-Malik. Suo nonno si era convertito all’Islam nascente e suo padre faceva il mercante. Abu Hanifa si dedicò invece, prestissimo, agli studi di diritto canonico, il “fiqh”, che, nel mondo musulmano si estende a un campo vastissimo e soprattutto fa ancora testo. Abu Hanifa, che fu anche imam, è il fondatore di una delle quattro scuole in cui si articola il “fiqh”, che da lui prende il nome di “hanafita” ed è estesa in Turchia, Pakistan, Indonesia, fino in Cina. Ma il saggio imam non è ricordato soltanto per la sua erudizione quanto per la sua correttezza e modestia che lo misero inevitabilmente in rotta col potere. In particolare si racconta (sia pure secondo versioni diverse) il suo scontro nel 763 con il califfo Al-Mansur, il secondo della dinastia abbasside. Il califfo lo voleva giudice supremo, lui rispose che non sentiva adatto. Al-Mansur si arrabbiò e lo accusò di mentire. Al che pare che Abu Hanifa abbia risposto: “Se non dico la verità, ci sono allora ben due ragioni perché non assuma la carica di Qadi supremo: come potresti affidarla a un bugiardo?!”, Il califfo, che assomigliava ai politici di tutti i tempi, anziché appezzare la risposta, lo fece imprigionare e torturare. Abu Hanifa continuò a insegnare in carcere, dove morì nel 767. Una folla immensa accompagnò il suo funerale. Storie d’altri tempi, davvero.
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