La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
La storia (poco) esemplare di Ginevra
Favole, apologhi e bestiari: si intitola così la bella raccolta di racconti brevi curata da Gino Ruozzi per Bur. Sono tutte storie esemplari, scritte dal Medioevo ai giorni nostri, che ha per protagonisti, nella maggior parte dei casi, gli animali. Osservavo i nomi degli autori e mi rammaricavo, come al solito, di trovarci così poche donne. Ma a un certo punto mi è caduto l’occhio su La volpe dice al gallo facia sembiante de dormire, quando vorà le galline di vicini rubare… tratta dalle Novelle porretane di Giovanni Sabadino degli Arienti. E mi è venuto in mente che Sabadino, autore di storie a imitazione del Boccaccio, si è occupato molto di donne. Nato a Bologna intorno al 1445, vi sarebbe morto nel 1510. Era notaio: suo padre era stato barbiere dei signori di Bologna, i Bentivoglio, i quali gli avevano concesso qualche grado di nobiltà. Sabadino era diventato segretario di Andrea Bentivoglio e per lui, che si annoiava a morte ai bagni termali della Porretta, aveva scritto le Novelle porretane. Ma tra le sue opere c’è anche la Ginevera de le clare donne, una interessante raccolta di 33 biografie di donne illustri (simile al De claris mulieribus di Boccaccio). Ginevera, ovvero Ginevra, era il nome della sposa di Sante Bentivolgio, diventato signore di Bologna dopo la morte di Ercole, del quale era figlio naturale. Nel 1454, al momento del matrimonio, Ginevra, che doveva il suo nome all’eroina dei romanzi del ciclo bretone, aveva 12 anni e prometteva di diventare bellissima. Lo scandalo esplose quando, al momento di varcare la soglia di San Petronio, mentre la città era già in festa per le nozze, la sposa trovò le porte della chiesa sbarrate: il cardinale Bessarione si rifiutava di accogliere tante donne vestite così indecentemente e lussuosamente. Il matrimonio fu celebrato a San Giacomo, ma tutti presero l’episodio come un cattivo presagio. E se ne ricordarono quando Ginevra rivelò il suo vero volto: era avida e feroce (Sabadino ovviamente sosteneva tutto il contrario nel suo libro, ma non era il solo). Rimasta vedova a 20 anni, sposò nel 1564 il cugino del marito, Giovanni Bentivoglio, e, pare, ne ispirò la crudele politica. In ogni caso quando, nel 1506, papa Giulio II cacciò i Bentivoglio da Bologna, nessuno prese le loro difese. Anzi il popolo ne distrusse il palazzo e la splendida biblioteca. Ginevra, che si era rifugiata a Busseto, morì poco dopo di dolore. O forse si uccise. Sabadino fu accolto invece dai signori di Ferrara e si spense poco dopo.
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