La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Lo strano protettore di Goya
Nell’incalzante, appassionante ma asciutto romanzo La passione di Goya, firmato dal regista Milos Forman (Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus, fra gli altri) e dal regista teatrale e sceneggiatore cinematografico Jean-Claude Carrière, il pittore spagnolo Francisco Goya appare in tutta la sua rivoluzionaria grandezza. Ma a un certo punto, nel descrivere la casa del padre della protagonista Inés, Tomás Bilbatua, e nell’elencare i quadri che possiede, si accenna a “due o tre Mengs, pittore manierista dal tratto preciso non più molto di moda…”. Beh, Anton Raphael Mengs è stato, forse, il più grande pittore neoclassico. Il suo tratto sarebbe stato spazzato via dei primi moti romantici ma era ancora presto: Goya fu un precursore. E poi Mengs ebbe uno straordinario merito: indusse Goya a venire in Italia tra il 1770 ed il 1771. Il che cambiò sia la pittura di Goya, sia quella del nostro Paese. Detto questo, alla sua fama non contribuì il suo carattere, pessimo. Partito per la corte di Carlos III in Spagna, per esempio, si trovò presto a dividere il rango di pittore di corte con un altro gigante della pittura, Giovanni Battista Tiepolo. Reagì manifestando un profondo disprezzo nei confronti del collega. Fu una guerra, non solo accademica. Con Goya si comportò però in tutt’altra maniera. Non solo: giugnto in Spagna nel 1761, Anton Raphael aveva tentato subito, ma invano, di ottenere per la sorella Teresa, anch’essa ottima e misconosciuta pittrice, un posto alla corte (per coincidenza, nel 1766 una donna, Doña Mariana de Silva Meneses y Sarmiento, duchessa di Huéscar, divenne accademica d’onore e direttrice onoraria di pittura alla Real Academia de San Fernando). Questo non vuol dire che fosse un femminista ante-litteram. Anzi: si mostrò sempre sprezzante con la pur devotissima moglie, Margherita Guazzi, figlia di uno spazzino e sua modella. Margherita e Anton Raphael si sposarono nel 1749: Mengs morì a Roma nel 1779, lei un anno prima. Nonostante tutto, un legame forte. Scrive Giovanni Battista Casanova, fratello del più celebre Giacomo e allievo del pittore: «La moglie di Mengs era bella, onesta, attentissima ai suoi doveri, buona madre, sottomessa al marito, benché difficilmente potesse amarlo, inamabile com’era, l’uomo, per definizione. Caparbio e crudele, s’alzava di tavola, a casa sua, sempre ebbro: ma fuori beveva solo acqua. La moglie si prestava a fargli da modella per tutti i suoi nudi. Un giorno le dissi quanto questa bisogna dovesse riuscirle ingrata, mi rispose che il confessore glie l’aveva imposta: se suo marito prende un’altra donna per modella, le aveva detto, prima di dipingerla, l’abbraccerà e il peccato sarà suo».
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