La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Povera Metis
La pena di morte? Piace a troppi. E c’è anche chi riesce a giustificarla con motivazioni nient’affatto rozze e giuridicamente articolate. E quindi persino più pericolose della voglia di “far giustizia” con le proprie mani. Lo racconta, benissimo, Eva Cantarella, nel suo ultimo libro, Il ritorno della vendetta (Bur), che parte dall’antica Grecia, da Achille e Oreste, per spiegarci perché gli statunitensi proprio non riescono a fare a meno di rivoltanti esecuzioni (anche con l’iniezione letale lo sono, altroché).
Fermiamoci però su un passaggio, sottolineato dalla stessa Cantarella: Oreste viene assolto per aver ucciso la madre Clitennestra, a sua volta assassina del marito Agamennone, perché Apollo, che gli fa da avvocato difensore, sostiene: “Colei che viene chiamata madre non è genitrice del figlio, bensì soltanto nutrice del germe appena in lei seminato. È il fecondatore che genera; ella, come ospite a ospite, conserva il germoglio… Può esserci un padre anche senza la madre. Proprio qui ne è testimone la figlia di Zeus Olimpio…”. Visto il revisionismo imperante di questi tempi, non ci sarebbe da stupirsi se qualche “fan dei bei tempi andati” ritirasse fuori perfino questa tesi, che in realtà fu ritenuta vera fino al Settecento. A salvare le donne ci pensarono il microscopio e il biologo Lazzaro Spallanzani, dimostrando, una volta per tutte, che lo sperma non conteneva microscopici bambini fatti e finiti. Ma che madri e padri contribuivano allo stesso modo alla generazione (e quindi potevano essere parimenti responsabili dell’eventuale sterilità).
Però le parole di Apollo, che compaiono nella tragedia di Eschilo, Eumenidi, vengono date per buone anche dalla stessa Atena, la dea che appunto sarebbe stata generata dal solo Zeus e che paretecipa al processo di Oreste. O papà Zeus aveva mentito alla figlia. O Atena faceva finta di niente. Perché in realtà il padre degli dei aveva utilizzato una curiosa forma di “inseminazione artificiale”: aveva inghiottito la sua prima compagna, Metis, figlia di Oceano e di Teti e a sua volta dea dell’intelligenza acuta, quella che sta, in qualche modo, tra saggezza e scaltrezza. A suggerirgli di mangiarsi la moglie incinta era stata Gaia, la Terra, che intendeva liberare così Zeus dal rischio di generare un figlio maschio che l’avrebbe fatto fuori, proprio come lui aveva fatto fuori suo padre. Nel ventre di Metis cresceva però una pugnace pargoletta che venne fuori tutta armata, addirittura dal cranio del papà: Atena, appunto. La dea si guardò bene dall’uccidere il padre ma, come ogni ragazza furbetta sa fare, lo sedusse con la sua intelligenza. Ed ebbe un’ottima vita.
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