La treccia di Ipazia
Stranezze, curiosità e aneddoti sparsi tra i libri e i loro autori
di Valeria Palumbo
Il giardino profumato e dimenticato
C’è dolore, c’è amore, c’è lontananza, c’è tutta l’incomprensione tra gli immigrati e un’Europa ostile, che non vuole sentire le loro ragioni, nell’ultimo, interessante romanzo di Tahar Ben Jelloun, Partire (Bompiani). E c’è un rapporto complesso con la cultura tradizionale araba. Che è una cultura complessa e che ovviamente non si esaurisce nel Corano. A un certo punto, per esempio, Siham, l’amata del protagonista, Azel, cita tutti i nomi del pene e quelli della vagina tratti dal Giardino Profumato dello sceicco Umar ibn Muhammed al-Nefzawi. Perché da noi tutti citano il Kama Sutra e pochi ricordano il Giardino, che ha passi di deliziosa ironia, è uno dei tanti misteri del nostro rapporto con la cultura del’Oltre Mediterraneo. Dunque, dell’autore si sa pochissimo: visse probabilmente nel XVI secolo, a Tunisi e scrisse il libro per un ministro del 17esimo sovrano della dinastia Hafside (dal 1236 al 1574). Al-Nefzawi (il testo, le cui traduzioni italiane non sono così facili da trovare, è su Internet: www.sacred-texts.com/sex/garden/index.htm) non si sarebbe inventato molto:avrebbe pescato a piene mani da antichi testi erotici arabi. Dopo la sua morte, altri scrittori, modificarono e ampliarono il suo lavoro. Nel 1850 un ufficiale francese di stanza in Algeria trovò il manoscritto e lo tradusse, tralasciando un capitolo sulla pedofilia. Il libro arrivò rocambolescamente a Parigi dove Guy de Maupassant lo lesse e suggerì a un editore di ripubblicarlo. Intanto l’arabista e grande viaggiatore Richard Burton (che era arrivato perfino alla Mecca, vietata ai non credenti, vestendosi da afgano) tradusse prima il testo dal francese all’inglese, poi si accinse a tradurre il manoscritto originale. Ma morì prima di completare l’opera, nel 1890, e sua moglie, scandalizzatissima, bruciò tutto. Santa donna: disse che a indurla a gettare nel camino il libro e molte altre carte del marito, era stato il suo spirito. Fu un gesto inutile, oltre che stupido: il Giardino segreto è entrato, grazie proprio a Burton, nelle nostre biblioteche. Così come Le mille e una notte e il Kama Sutra, sempre tradotti da Burton, che, insieme con l’amico Forster Fitzgerald Arbuthnot aveva fondato la Kama Shastra Society per pubblicare opere allora severamente proibite dalla Corona Britannica, soprattutto dopo la promulgazione dell’Obscene Publications Act del1857.
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