Untitled
Speaker's Corner
 
Romanzo moltitudine
   a cura di Michele Rossi

INCIPIT di Michele Rossi

PRIMO CAPITOLO

SECONDO CAPITOLO
  • Prima tappa
    di Michele Rossi

  • Seconda tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Terza tappa
    di Marco Saya

    poesiaoggi@yahoo.it
  • Quarta tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Quinta tappa
    di K S Tanzilli

    kstanzilli@libero.it
  • Sesta tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Settima tappa
    di Marco Saya

    poesiaoggi@yahoo.it
  • Ottava tappa
    di Raffaele Abbate

    principe_rosso@hotmail.com
  • Nona tappa
    di
    cuccu.manuela@tiscalinet.it
  • Decima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Undicesima tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Dodicesima tappa
    di stefano paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Tredicesima tappa
    di Raffaele Abbate

    principe_rosso@hotmail.com
  • Quattordicesima tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Quindicesima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it
  • Sedicesima tappa
    di Raffaele Abbate

    principe_rosso@hotmail.com
  • Diciassettesima tappa
    di Alain Gaudenzi

    hotel_s.lucia@libero.it
  • Diciottesima tappa
    di Stefano Paolocci

    spaolocci@libero.it


    TERZO CAPITOLO


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  • Primo capitolo
  • Secondo capitolo
  • Terzo capitolo

    Diario di bordo



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    Romanzo moltitudine
    Romanzo moltitudine
    a cura di Michele Rossi


    Secondo capitolo
    Prima tappa di Michele Rossi

    Andreas va veloce, va veloce perché se lo può permettere, perché ne ha il diritto, l'esigenza. Basta poco, in fondo, basta poco per perdersi. Eppure è seduto, è seduto sulla poltroncina più comoda del cosmo, la poltroncina della peggiore discoteca del mondo, e lui c'è dentro fino al collo. Lui e i suoi amici . A limarsi le sinapsi, a bruciare i sette neuroni rimasti. Ma Andreas stasera è stanco, su questo non ci sono dubbi. Perché è stufo. Perché oggi è stata una giornata di merda. Perché suo padre quelle cose non gliele può dire, no, non può, semplicemente!
    E allora la sera diventa un baratro bellissimo, il pozzo più profondo dell'anima, il tempo migliore per sprecare la giornata. Ha la nausea ma la sensazione non è data dalla pasticca bianca. Ha la nausea, una nausea ancestrale, una nausea che cova in lui da una vita. La musica è nera, la musica è nera e decollano i corpi, si confondono, le risate striminzite del venerdì sera, del venerdì notte, del venerdì mattina. Su questa poltrona maledetta, senza più la facoltà di alzarsi, senza più il bisogno di muoversi. Le catene perfette.
    Andreas non vuole vedere oltre. Si alza e si sente leggero come mai in vita sua. Nel gran corpo magmatico riconosce quello di Giulia. Troppi lustrini, troppa pelle al vento, cazzo, ma è bella, è bella, non ha speranze, ha corpo, e Andreas ha fede in quel corpo.
    Vorrebbe una pistola ma nel mondo reale non ci sono le pistole, non siamo mica negli Stati Uniti, pensa, non siamo mica tutti stupidi assassini, e mentre pensa questo si alleggerisce di dieci, di mille chili, si apre lo stomaco e si lascia volare, rotolare, sorridere. Incede verso lei, la preda, il corpo perfetto. Umida, profumata, tirata a lucido. Oggi è il giorno degli dei, pensa. Oppure lo grida, di questo non si accorge.
    Non si accorge più di nulla, non vuole più vedere nulla. A un passo da lei si ferma. Lei interrompe un sorriso per guardarlo. Lui mette una mano in tasca, e le iridi di Giulia si spezzano.


    Seconda tappa

    Lui percepisce quello "spezzarsi" ed acquista una forza definita, come se la mossa successiva fosse già avvenuta e quindi conclusa.
    Si avvicina da capo e Giulia si concede sfrenata, come preda senza scampo.
    L'intrecciarsi semplice delle parole di Andreas la spalancano inesorabilmente.
    "? vuoi uscire?" "Si, Andreas". Era un si dolcemente sussurrato, giovane e pronto ad appigliarsi.
    Andreas intravede una panchina ben illuminata: voleva trasmettere serenità, la posta in palio era alta.
    Un amore all'embrione va curato nei minimi dettagli senza lasciare nulla al caso: la casualità subentra dopo che la pianta è possentemente viva.
    La fantasia nel mettersi in luce mai superflua, l'intelligenza di cogliere il momento giusto, la simpatia per carpire una risata e non un sorriso, la poesia in cerca di sorrisi e non lacrime, come cioccolata calda e densa e quindi buona e che rifocilli quella povertà di solitudini abituate a cucinare da sé.
    Importante.



    Terza tappa

    Gli occhi si chiudono nel buio del caos assordante. Giulia sviene e Andreas si precipita su quel corpo profumato adagiandola su un volgarissimo triclinio color rosso cardinalizio (per i più colti... porpora o il trasudeciuc... del popolino) marcio che faceva pandan con lo schifo del tutto. La desidera follemente, vorrebbe amarla lì, in quel preciso istante, si sente eccitato, suda la disperazione di chi non può , tenta di rianimarla, quattro sberloni ma la poveretta non si riprende, se la carica in spalla e come un sacco di patatine... la trascina fuori dallo sballo psichedelico-collettivo. E intanto ripensa a quel bastardo di suo padre, un ubriacone che ha il coraggio di sentenziare, un fallito in cerca di gloria, la gloria di cazziare suo figlio solo perché non riesce a mantenerlo e come potrebbe dal momento che si fa un culo quadro...al Mc Donalds?. Ma ora il pensiero è rivolto a Giulia, un bellissimo corpo da riporre pur da qualche parte, Andreas esclude l'ospedale confidando in un pronto recupero...e pensa alla propria casa; suo padre non sarebbe sicuramente tornato prima dell'alba da qualche trucido bar e così si avvia ondeggiando come una libellula e con strane visioni che gli passano davanti come una danza senza ritmo e con dei ballerini dai bianchi colletti che gli vomitano addosso!

    Giulia gli zampilla dalle turgide labbra rosse il negroni con ghiaccio... sulla camicia bianca e spalanca improvvisamente i suoi occhioni verdi da gatta selvatica. Gli sorride , Andreas si sente avvampare, prende il fazzoletto dalla tasca e si asciuga la fronte grondando martini.

    Un cocktail esplosivo,miscela di emozioni al quasar, sta per avventarsi sui due bronxiani, belli nella loro disperata solitudine, veri nella miseria che tenta di luccicare in un sordido postribolo di periferia, pronti a scivolare nell'oblio dei sensi dove quello sporco mondo, il loro mondo si ferma...per un attimo...o per l'eternità...



    Quarta tappa

    -?quella foto lì delle CLIFFS OF MOHER è incorniciata da schifo...-
    biascicò Giulia.
    -Cazzo-si stupì Andreas-fregato dall'Irlanda!-Lui che la carta Irlanda la giocava sovente con le ragazze, meschino ma infallibile espediente per contornarsi di quel fascino natural-letteral-snob che attraeva come carta moschicida le prede notturne imbottite di bloody mary e droghe chimiche. Lui e solo lui sapeva che Doyle (Roddy e non Sir Arthur Conan...) era soprannominato "maledizione" alle superiori. Lui e sempre lui sapeva che O'Connor Joseph e O'Connor Sinead erano più che omonimi, erano fratello e sorella. Lui, con nome teutonico,nato a in culo alla Luna, italiano solo all'anagrafe,irlandese d'adozione,con Guinness e mare e tweed nelle vene,lui,si era fatto fottere, proprio sul più bello, da quella stramaledetta cornice montata storta in un impeto di bricolage sfrenato da quell'alcolista anonimo del padre!
    -...si,è un po' fuori asse...vuoi della birra ?- e già sapeva che quella strafica di Giulia avrebbe risposto con un ammiccante quanto inconfondibile -...ma vai a cagare !-
    E così fu. Ma poi, si chiese, l'espressione "fuori asse", da quale recondito anfratto era uscita? Era ora di aggiornare il piano d'attacco: Giulia stava riacquistando lucidità,lui aveva già perso troppi punti e troppo tempo, l'alba incombeva dietro il traliccio ad alta tensione che faceva da sfondo all'unica buia finestra di quell'antro casalingo. Cercò conferma tattile della sua eccitazione,si sistemò i jeans e si tuffò fra i seni di Giulia. Lei se lo gingillò afferrandolo per i capelli spinosi e secchi di gel, gemette più volte prima di alzarsi in piedi,di scatto, proditoriamente. -?ecco che mi spacca il muso...-pensò Andreas. Giulia si voltò muovendo il fetore di sudore e ormoni che vagava nella stanza, imprigionò l'olfatto di Andreas obbligandolo a inseguire la sua essenza al sandalo, slacciò il reggiseno nero di pizzo e lo fece ciondolare sopra il suo naso, poi proruppe in una beffarda, mostruosa e oscena risata.



    Quinta tappa

    Un grido le sfugge involontariamente. "Scusa..scusa.. "balbetta Andreas" non?volevo spaventarti è solo che sei così bella?." E cercando di avvicinare la mano al suo volto si avvicina col suo corpo a sentire il profumo del suo, "ehi!! Ma chi sei?? Che vuoi??" grida una grossa mano che lo afferra per il bavero spingendolo all'indietro, Andreas sballottato per poco non manda a gambe all'aria un tavolino, in quel momento sembra risvegliarsi da un sogno, o forse era un incubo l'unica cosa bella era Giulia, Giulia che però frequentava quei quattro teppistelli, dicevano tutti che spacciavano, ma lui sapeva che Giulia dietro la facciata da ragazza facile con troppi lustrini e troppa pelle in mostra era una brava ragazza o almeno credeva.
    Andreas ancora inebetito ma non stupido del tutto capisce che è meglio per lui finire la serata da un'altra parte, guarda Giulia al braccio dell'energumeno e disgustato esce dal locale.

    La notte è umida, l'aria fredda lo fa rinsavire del tutto. "In fin dei conti" pensa fra sé e sé "è meglio così! Adesso ci vuole proprio un caffè". I suoi passi sull'asfalto bagnato lasciano il segno, "strano! La volante di turno questo sabato non c'è" e continuando a camminare comincia a fischiettare una vecchia canzone d'osteria che gli aveva insegnato suo padre quando incomincia a vedere le luci blu dei vigili del fuoco in lontananza, "caspita deve essere successo qualcosa all'autogrill" ed aumentando il passo per la curiosità vide sfumare il suo caffè man mano che si avvicinava.
    La gente si era fermata, col passare del tempo e chiedeva incuriosita guardando la carcassa, le ambulanze erano arrivate nel frattempo ed insieme ai vigili erano riusciti ad estrarre i corpi dei due completamente carbonizzati, Andreas si avvicinò incuriosito e decise di chiedere a Franzisco, il barista di notte, che cos'era successo.
    "Allora ?mi diceva che non si è accorto della macchina parcheggiata" Maggi non ne poteva più di quella nottata, erano le quattro, lui era stanco il barista era stanco e dagli interrogatori non era venuto niente di nuovo almeno per il momento, decise di dargli un'ultima possibilità di essergli utile "e ?non ha visto entrare qualcuno di particolare prima dell'esplosione..qualcuno che per esempio sia qui o che al contrario non c'è più?" "beh?mi faccia guardare .a pensarci bene mi manca la bionda?"



    Sesta tappa

    Il tenente Maggi ascoltato quanto il barista aveva detto ad Andreas si precipitò subito vicino al banco, "può ripetere ciò che ha appena detto?", gli disse perspicacemente, come se quell'indizio poteva svoltare quel tozzo di situazione ancora appesa al quasi niente". Una donna non troppo alta con una folta chioma bionda, "La ricordo molto pallida quasi malata o stanca che sia".
    "Tenente si è registrato anche il furto di una smart", disse un agente fermamente.
    "Chi è il proprietario?", chiese Maggi con ansia di sapere. Gli fu indicato un ometto barbuto molto agitato ed il tenente Maggi rapidamente si avventò su di lui, come un rapace. Lo bombardò di domande e controdomande sino alla contraddizione.
    Andreas riuscì ad ottenere una bella tazza di caffè all'americana, nero e fumante, e quindi si appoggiò su un tavolinetto di quelli alti e senza sgabelli, tanto non aveva da fare niente ed era intrigato da quel caotico muoversi di genti.



    Settima tappa

    Andreas decise di non insistere oltre e iniziò a fantasticare sull'ipotetica bionda.
    Era stanco ora, la serata era trascorsa di merda, il caffè non riusciva a berlo, per i cornetti caldi doveva aspettare l'alba e...non aveva assolutamente voglia di ritornare a casa e trovarsi di fronte quell'energumeno di suo padre. Aveva pochi soldi in tasca, appiedato, semiinfreddolito e oltremodo incazzato. Avrebbe volentieri fatto sesso con uno straccio di donna ma... non c'è mai quando la cerchi! E questa bionda misteriosa come era? Era giovane o una tardona ninfomane e soprattutto dove diavolo si era cacciata sempre che fosse esistita? Andreas, ancora disperso tra le nebbie di pasticche e miscugli vari, decise di cercare quella donna, sapeva che l'avrebbe trovata e che ,forse, aveva anche bisogno di aiuto.
    Decise innanzitutto di chiedere un breve passaggio a un camionista e l'immaginazione lo portò a guardare una Marilyn tappezzeria di un TIR inginocchiata con le calze a rete di una nera che ti prende il coso e te lo succhia sino a farti male male....
    Maledizione di una vita a senso unico, pensava Andreas con gli occhi semichiusi, unico modo di uscirne anticipare il saluto prima che qualcuno ti stenda un bel lenzuolo bianco immacolato e lavato con l'orsacchiotto ammorbidente. Che cazzo!Non mi è mai piaciuto quell'ammorbidente...Come quelle donne che indossano quel profumo così borotalcato che ti prende la testa e ti fa vomitare e l'ascensore in cui sei chiuso con lei vomita assieme a te... Il camionista , più stordito di lui, guidava con la radio a massimo volume. Gigi Alessio , il Ricky Martin dei poveri, imperversava nella fetida cabina del guidatore...non disturbare mai un guidatore grondante lardo come un maiale sgozzato e imbevuto di spuma...e liquidi vari amati... in qualche falò...!
    Chiese in modo assonnato di scendere dal camion e nel buio della notte intravvide una luce fioca che proveniva da qualche centinaio di metri. Aveva bisogno di un letto, Andreas, e seguì mestamente quella luce, un faro per un viandante stordito che cercava uno straccio di tetto per riposare il tutto...di una giornata oltremodo sfigata...!



    Ottava tappa

    Andreas si avvicina alla bassa costruzione con il tetto metallico e dalla finestra cerca di guardare verso l'interno. Adorante davanti ad uno schermo di azzurro rilucente Don Micillo parossisticamente, come un pianista di ragtime, spinge i tasti del computer.
    Andreas apre la porta, si avvicina e Don Micillo non lo degna di uno sguardo. Sullo schermo continuano a passare velocemente lunghe file di numeri. Ad un tratto una lampeggiante luce gialla, un ronzio profondo e lo schermo diventa nero sfarfallando. Negli occhi di Don Micillo una traccia della luce gialla terrorizza Andreas. Da immobile che era Don Micillo diventa frenetico: sfila dal lettore il CD e quasi religiosamente lo ripone nella custodia, preme un tasto del suo cellulare e sottovoce: "Tra 10 minuti arriva", sfila dall'altro lettore un dischetto, lo consegna a uno stupito Andreas, lo prende sotto il braccio, lo trascina davanti a una porta metallica, preme un pulsante e appare un ascensore fiocamente illuminato e senza pareti laterali. Andreas continua a scrutare il quadrato di plastica nera tra le mani e non si accorge quasi che Don Micillo lo ha spinto di forza nell'ascensore. Mentre si chiude lentamente la porta gli mormora con dolcezza nell'orecchio: "Vai giù, consegnalo all'amico che ti aspetta e ritorna subito". L'ascensore parte di colpo e velocemente , le pareti di tufo quasi sfiorano Andreas che si sente soffocare. Dopo qualche minuto di puro terrore la cabina si ferma con un sobbalzo e la porta si apre lentamente davanti a una parete di oscurità .Scivola fuori sudato, si guarda intorno e distingue da lontano la luce di una lampadina portatile che si avvicina saltellando. Resta immobile al buio, sente vicino uno scorrere d'acqua, fruscii e squittii, qualcosa sfiora i suoi piedi e non al il coraggio di guardare in basso. La luce è sempre più vicina e lo illumina. Da dietro la luce una voce: " Avvicinati, dammi questo dischetto e reggi la lampada" Andreas obbedisce, illumina la voce senza volto e si rende conto che quell'ombra oscura ha solo il braccio sinistro. L'uomo si avvicina, afferra il dischetto, lo ripone in una tasca della sua cerata nera, gli sorride con bianchi denti da lupo che brillano sopra una folta barba sale e pepe e si allontana di corsa. Andreas in trance rincula verso l'ascensore e la risalita è ancora più veloce e claustrofobica della discesa. Davanti alla porta all'uscita solo una guardia del corpo che lo agguanta sotto il braccio e senza dir una parola lo trascina lungo il corridoio, su per la scala fino all'ingresso, prende dal tavolo una busta gialla e: "Questo è il solito. Puoi andartene" .
    Apre la porta e lo scaraventa fuori dove aspettano quattro pitbull che lo accompagnano digrignanti fino al cancello.



    Nona tappa

    Il pensiero di quegli incontri con Don Miccillo lo tormentavano sempre, specialmente nei sogni lisergici di certe notti bagnate.
    In fondo avrebbe potuto pure tornarsene a casa. Casa, se così la volevi chiamare, cinquanta metri quadri asfittici in una palazzina "old bronx" di sei piani, con prostitute, topi e mariti che picchiano le mogli per dirimpettai, il tutto nella più anonima periferia di quell'anonima città.
    Casa.
    Viveva con la madre, Andreas, ancora, madre sessantant'anni sempre urla in bocca e aspirapolvere in mano, stanca si ma rassegnata no a non avere una vita da principessa. Avrebbe potuto tornare a casa, Andreas, ma la faccia di mamma aspirapolvere e lo stordimento da pasticca vodka coca che si era sparato giù tutta la sera gli aveva tolto pure la voglia, di pensare.
    Poi il camionista?non puoi farti due ore di viaggio con questo toro pappone, cazzo, guarda il grasso, quello stupido collo grasso, no cazzo, devo scendere, mi fa paura questo, chissà cosa sta pensando dove porta cosa mi fa.

    Sceso, si sentiva quasi al sicuro, era solo una stupida ombra che barcolla su una tangenziale piena di macchine ubriache, solo una piccola ombra, adesso passo dopo passo ci arrivo a quella luce, ci arrivo, guarda, già ho fatto tutta questa strada, mi aveva lasciato li giù il toro.
    Lampeggiava ora la scritta, si avvicinava sempre di più, ad Andreas tornava su la nausea, la luce della discoteca on-off che ti spacca il cervello, dai solo qualche metro, solo qualche passo, era fatta, era entrato anche lui nel refugium peccatorum di quella notte, nel motel "Da Luisa" con night annesso.
    Un travestito brasiliano, o forse peruviano gli sorrideva, Andreas vedeva giallo, devo sdraiarmi io questo lo vedo doppio, ma è una donna, un uomo, che??



    Decima tappa

    Maggi spolpava l'ometto della Smart e contemporaneamente,utilizzando una forma di strabismo classico degli sbirri,era piombato con lo sguardo su un tipo seduto di fronte ad un bicchiere griffato Coca Cola e visibilmente scosso. "Oh tu, vieni qui e continua con questo!" disse risoluto al ragazzotto poco distante e neo-arruolato.
    Ricevette come risposta un battito di tacchi di sottomissione che lo lasciò interdetto sul da farsi:incazzarsi oltremodo con il pivello facendogli capire che non erano sul set di "Ufficiale e gentiluomo" oppure avvicinanrsi a quell'anima in pena annegata in soli 33cl.di Coca? Si violentò:sorvolò sulla cazziata e fece un percorso curvilineo degno di un mentecatto per arrivare al tavolo. "Posso?" tentennò "posso sedermi qui?" e non aspettando risposta (che fra l'altro non arrivò mai) si accomodò. "Mi dica dove ha consociuto la bionda e l'uomo che era con lei!"bluffò Maggi,sapendo che rischiava di bruciare l'unica parvenza di indizio presente in quella merda di autogrill.Da come il tizio si voltò,di scatto e palesemente infuriato,nessuno avrebbe scommesso un cent sulla correttezza della tattica usata dall'ispettore. Invece sovente l'abito non fà il monaco e con ancora il bagliore delle residue fiamme dell'esplosione alle sue spalle l'uomo iniziò la sua confessione. "Io quei due li dov! evo portare qui vicino,in una costruzione distante poco meno di 10 minuti d'auto.Un SMS sul cellulare mi aveva confermato il loro arrivo..."Maggi abbaiò"...un SMS di chi!"La risposta ebbe come colonna sonora le inaspettate lacrime del tipo"...non lo so! Io sono solo un cazzo di impiegato che ha avuto la sventura di ricevere nella sua casella di posta elettronica una mail di cui non era il destinatario e che in allegato aveva una foto raffigurante una serie indecifrabile di numeri.Allora come da netetiquette ho ricontattato il mittente per palesargli l'errato invio...fu l'inizio della fine!" Maggi si torturava le unghie chiedendosi se abboccare o strappare l'amo. Abboccò.



    Undicesima tappa

    "Mi conduca al suo terminale voglio vedere quella mail", sentenziò fervido il tenente Maggi. Condusse quell'uomo su una volante e a sirene spiegate partirono per giungere in una casetta, la casetta dove risiedeva l'uomo.
    Maggi era ansimante per poter perdersi in quei numeri dove forse vi era un appiglio per illuminare il buio di quel caso.
    Notò che dopo ogni serie di numeri c'erano tre tre che concludevano la sequenza per poi ricominciare, intuì che forse i numeri potevano essere associati alle lettere.
    Stampò la mail e si diresse al commissariato.
    "Lei si tenga a disposizione", liquidò l'uomo prima di andarsene. Maggi si mise subito al lavoro e scoprì che nel mezzo di quella masnada di parole, anche senza senso,si nascondeva una frase:"Il carico al solito posto tra due giorni". La prima cosa che doveva scoprire era da dove venisse quella mail. Rilevò che proveniva da un computer di un internet caffè di Napoli, ma era troppo poco. Cercò un informatore, il più attendibile in quel di Napoli, e riuscì a scoprire che a Genova aspettavano un carico di coca.
    Come un aquila in cerca di preda partì per Genova là dove qualcosa sarebbe accaduto.



    Dodicesima tappa

    L'aereo sembrava in preda a tremori che in modo sincrono pervadevano il corpo di Maggi che da frequent flyer sapeva trattarsi della classica turbolenza figlia di tutti gli aeroporti sul mare.Lo stesso non si poteva dire del suo vicino,bianchiccio e madido di sudore,che non aveva trovato di meglio che stritolare la mano di un Maggi in versione crocerossina.Le acciaierie di Cornigliano poco prima e la toccata con sgommata classica di ogni atterraggio poco dopo,produssero la tanto agognata(per entrambi)fine del patimento.La sala attesa Arrivi non era affollata e perciò fu semplice individuare Gianni,professione:allibratore,hobbies:ricettazione e calcetto,squadra preferita:la mobile di Genova cui si rivolgeva spesso per "soffiate" ben retribuite.Questa fatta ad uso di Maggi gli era valsa due occhi chiusi su uno strano commercio di auto di lusso.Per antonomasia lo sbirro inquadra il ladro con stessa facilità con cui avviene l'operazione inversa,perciò ai due fu sufficiente una sola vicendevole occhiata.Uscirono e saltarono su uno scooter sfrecciando rapidi fra le auto in fila sulla Sopraelevata.Arrivarono di fronte a Via Prè,salirono per altri trecento metri poi dovettero proseguire a piedi.I vicoli di spezie e medio oriente e De Andrè facevano da contorno all'irreale rapporto nato fra i due:silenzi,sguardi di assenso,nemmeno una sillaba,muti.Il viaggio si concluse salendo le scale che spalancarono la vista del Palazzo Ducale e della fontana zampillante poco oltre. Gianni si decise ad emettere un grugnito e Maggi si produsse in un inaspettato-Cazzo!-il tutto corredato dall'indice del primo puntato verso un negozio di computer.Entrarono annunciati da un tintinnio di ninnoli Zen. Arrivò un ragazzo perfettamente abbronzato che pure lui senza parlare li guidò nel retro dove, seduta di fronte ad un PC c'era una donna. Si voltò e la vista del seno a fatica costretto in una magliettina fece quasi strozzare Maggi che riuscì a biascicare-Mi dica del carico e della coca!-Lei iniziò.



    Tredicesima tappa

    Il Commendatore Bartolomeo Bacigalupo dorme poco la notte, troppi pensieri, troppi affari in giro per il mondo, con i fusi orari che lo costringono a ricevere e a fare telefonate ad ore impossibili.
    Ma questa volta non riesce proprio a dormire, stavolta è l'affare della vita, è il colpo del millennio. Nel vasto Centro Controllo nel sotterraneo della villa sulla colllina di Nervi tutti gli schermi dei computer sono accesi, davanti a ogni schermo un operatore attende silenzioso. Tutta la villa è silenziosa, in giardino i pitt bull mandano guaiti alla luna. Manca quasi un'ora all'inizio dell'operazione, per distendersi occorre la solita tisana di tiglio ed allora il Commendatore preme il citofono per chiamare la cucina e senza aspettare risposta "Subito la mia tisana".
    L'enorme cucina è quasi buia. Solo una fioca luce al neon, sull'enorme cappa, illumina una magra figura che toglie dal fornello il bollitore, versa l'acqua bollente in un gran tazza di porcellana adornata da un drago rosso con le fauci fumanti, poggia nella tazza un colino, da un barattolo versa nel colino tre cucchiaini di foglie di tiglio, aspetta qualche minuto, tira fuori il colino, zucchera la bevanda, la poggia su un vassoio, tira da una tasca una bustina, ne versa il contenuto nella tazza, ricopre il vassoio con una campana d'argento, s'avvicina al montacarichi, vi posa il vassoio, preme il pulsante che manda giù il montacarichi, spegne la luce in cucina e si allontana al buio per la scala che porta al piano superiore.



    Quattordicesima tappa

    Dentro ed intorno la villa del Commendatore il silenzio pervase le due ore a seguire, poi una telefonata: "Commendatore li hanno presi tutti ed il carico è stato sequestrato." Il Commendatore non rispose e riagganciò subito il telefono.
    Il capolavoro del tenente Maggi nacque da un ottima appostazione nei depositi del porto di Genova. Lui ed i suoi uomini attesero l'attracco della nave e solo nel momento in cui la partita di coca fu scaricata a terra intervennero con pistole alla mano ed accerchiando i brutti ceffi che non fecero altro che arrendersi, calandosi in un omertà assoluta. I malviventi furono portati al comando là dove il tenete Maggi iniziò un interrogatorio a tappeto, duro, come di stillicidio nervoso, sperando di carpire, nelle contraddizioni profuse dai malavitosi, dei tasselli per ricostruire il quadro di quella situazione nauseabonda.
    Maggi ricostrui la mappa, tramite computer, di provenienza degl'arrestati e notò che uno di loro, oltre ad essere il più debole data la giovinezza, proveniva da Napoli. Dal solito informatore riuscì a sapere che quel ragazzo era un picciotto di Don Micillo e Maggi capì che era giunto il momento di trovare la prova schiacciante per arrestare il "Don" torchiando, ovviamente, quel giovane.



    Quindicesima tappa

    Maggi uscì con un alone sulla camicia blu, inconfondibile per posizionamento ed aroma.-Birra!-urlò all'intero commissariato.Tempo due secondi,si catapultò su di lui il novellino tutto "tacchi e divisa":nella mano destra una lattina ghiacciata di Ceres,nella sinistra un tubo di patate alla cipolla.Maggi rimase stupefatto dalla celerità ma, soprattutto,di come talvolta basta alzare un pò la voce per far rigare dritto le persone-Bravo,stai imparando!-Mai sentenza fu tanto avventata visto che contemporaneamente a quei tacchi che sarebbero dovuti rimanere ben distanti si azionò pure quella bocca che doveve fermarsi ad un "grazie" e che invece proseguì con un marziale-ai suoi ordini SIGNORE!-Maggi stappò la birra,volse uno sguardo inquietante nelle pupille del pivello poi d'un tratto,al culmine massimo dell'ira,come preso da paresi totale,si bloccò.Torse capo,busto e piedi verso la saletta dell'interrogatorio e vi si scaraventò dentro.Sulla sedia,con le mani fra i capelli,il picci! otto lasciò trasparire l'angoscia montante per quel boia che era tornato per finire il lavoro. Invece Dio esiste ed è misericordioso e in quel buco aveva i linamenti e la voce di un Maggi santificato che offriva pane(patatine) e acqua(birra)alla pecorella smarrita.Il picciotto si vide come un novello Sindona,avvelenato da cianuro al sapor cipolla poi pensò-...chi se ne fotte,ho fame e mangio,ho sete e bevo,vuole che canti e canto. Iniziò con il nome cabarettistico di una via e quello di un console russo:Via Ghirardelli Pescetto a Nervi e Boris Sminorff.-Ok,poi?-fece Maggi.-Poi ho parlato spesso con un certo Andreas e con la segretaria di un tal Commendatore.E' tutto.-finì il ragazzo.Meno di un minuto di confessione aveva fruttato più di una nottata intera:forse non serve alzare la voce per far rigare dritto qualcuno,forse serve solo un pò di comprensione.La porta si chiuse e Maggi ne uscì redento. Il pivello era ancora lì,Maggi lo prese da parte e gli sussurrò-fallo ancora e ti gambizzo-poi uscì.



    Sedicesima tappa

    La musica della Turandot continua a diffondersi nella deserta villa. Tutti i visitatori sono andati via, Martone, con il permesso del suo signore e padrone è andato via per passare il Natale a casa di sua sorella che abita ad Avellino, nella cucina i cuochi sotto la guida della vecchia governante di Don Micillo stanno preparando la cena natalizia per un unico commensale il commendatore. Nel vano della porta, intanto, si è materializzato l'agente scelto Pozzebon Virginio. "Don Micillo le posso parlare da uomo uomo? Voglio farle una domanda, darle un consiglio e proporle un affare. Se lei è d'accordo proseguo. Se non mi vuole ascoltare.....come me non detto. Io qui non ci sono mai stato. ". Don Micillo che conosce uomini e cose del mondo rimane piacevolmente stupito dell'approccio della guardia scelta Pozzebon Virginio e: "Prosegui, prosegui, giovanotto. Mi sembri un tipo sveglio. Allora fammi questa domanda, dammi il consiglio e proponimi l'affare". Pozzebon accavalla le! gambe e: "La domanda: lei si fida completamente di tutti quelli che lavorano per lei?" "Il consiglio: non è il caso di fidarsi" "La proposta di affari: Sono in grado di salvarla da chi la vuol fregare. Le interessa?".
    Iovino rimane in silenzio, si alza dal divano, spegne la musica, apre la tenda sorridendo risponde: "Mi hai fatto una domanda, mi hai dato un consiglio e mi hai fatto una proposta di affari. Alla domanda ti rispondo no non mi fido di nessuno e quindi il tuo consiglio è completamente inutile. Adesso qual è la tua proposta d'affari? Spero, per te, che sia qualcosa di serio ... se no da qui esci con i piedi davanti" Pezzobon "Do Micillo non mi fai paura. Cosa credi che venivo nella tana del lupo senza copertura. Fuori ci sono due amici che mi stanno aspettando e se non esco sei fregato. Comunque la mia proposta è molto seria. La polizia ti è alle costole e posso aiutarti"



    Diciassettesima tappa

    "La proposta è molto semplice caro Don Micillo, noi uccidiamo Toni, che come ben sai possiede il dischetto che ti inchioda, recupereremo il disco in questione e te lo recapiteremo, in cambio vogliamo 50.000 euro per il servizio in questione".
    Don Micillo stette un attimo a riflettere, poi con gli occhi pieni di disperazione, accettò. Il Don era all'ultima spiaggia e se Maggi avesse recuperato quei dati lui avrebbe avuto il carcere assicurato. Con definizione ed una stretta di mano l'affare fu concluso.
    Intanto Maggi comprese di essere stato un po' approssimativo nel raccogliere prove in quell'autogrill. Vi si diresse ancora una volta ed arrivato interrogò subito il barista di turno ma non seppe dirgli niente dato che quella notte, la notte dell'esplosione della macchina, lui non c'era.
    Maggi si fece dire quale barista lavorava quella notte. "il ragazzo del prossimo turno di lavoro". Maggi ordinò un caffè e si sedette ad attendere.
    Il tenente sapeva benissimo di dover cercare una donna, ma non era una certezza, era l'istinto che dettava legge. Il barista venne e Maggi si mise a fare domande su domande. Ne uscì che vi era una donna bionda che pallida e sofferente girovagava accanto ad un uomo all'interno dell'autogrill.
    Il barista era così lucido che riuscì a fargli un identikit veritiero.
    Da quel parlare, Maggi capì che doveva lavorare su quella donna, forse era collegata con Don Micillo, evinse.



    Diciottesima tappa

    Nella testa di Maggi i tasselli del puzzle incominciavano ad incastrarsi.
    Primo:Don Micillo faceva affari con la cocaina -Cazzo,un detective coi baffi-pensò di sè un po' schifato il tenente.
    Secondo:la cocaina viaggiava via mare.
    Terzo:il traffico avveniva per via informatica, attraverso messaggi in codice recapitati su floppy da un "ragazzo di bottega" -Quell'Andreas forse è il pony express-
    Quarto:il carico di Genova doveva essere rilevante visto il casino che ha scatenato il suo sequestro.
    Quinto:Sminorff è il garante politico del traffico.
    Sesto:il Commenda è il destinatario. Settimo:la bionda ed il suo amico chi cazzo sono!Ma soprattutto,dove sono? Maggi sapeva perfettamente che la chiave stava nel ritrovamento dei due: chi primo fosse arrivato,avrebbe avuto la partita vinta. La foto del tennista Agassi su una rivista lo fece sobbalzare -Certo! Eccolo lì il postino,il nostro caro Andreas!-
    Chiamò i suoi scagnozzi e chiese di avere in mezz'ora vita,morte e miracoli di un certo Andreas!
    Fu l'agente Pezzobon a prendere la chiamata,non aspettava altro: muoversi all'interno della legalità per perseguire i suoi fini tutt'altro che leciti. Intanto Andreas faceva uno zapping annoiato in quella lurida camera d'albergo. Nella stanza accanto Toni e Lisa stavano pensando al da farsi dopo una nottata passata a russare con in sottofondo l'insistito vociare delle televendite. Tutto il mondo vorticosamente si avvolgeva sul tetto di quell'infimo albergo di provincia, tutto il mondo era in attesa della mossa successiva: scacco al Re oppure...