Romanzo moltitudine
a cura di Michele Rossi
Secondo capitolo
Prima tappa di Michele Rossi
Andreas va veloce, va veloce perché se lo può permettere, perché ne ha il
diritto, l'esigenza. Basta poco, in fondo, basta poco per perdersi. Eppure
è seduto, è seduto sulla poltroncina più comoda del cosmo, la poltroncina
della peggiore discoteca del mondo, e lui c'è dentro fino al collo. Lui e i
suoi amici . A limarsi le sinapsi, a bruciare i sette neuroni rimasti. Ma
Andreas stasera è stanco, su questo non ci sono dubbi. Perché è stufo.
Perché oggi è stata una giornata di merda. Perché suo padre quelle cose non
gliele può dire, no, non può, semplicemente!
E allora la sera diventa un baratro bellissimo, il pozzo più profondo
dell'anima, il tempo migliore per sprecare la giornata. Ha la nausea ma la
sensazione non è data dalla pasticca bianca. Ha la nausea, una nausea
ancestrale, una nausea che cova in lui da una vita.
La musica è nera, la musica è nera e decollano i corpi, si confondono, le
risate striminzite del venerdì sera, del venerdì notte, del venerdì
mattina. Su questa poltrona maledetta, senza più la facoltà di alzarsi,
senza più il bisogno di muoversi. Le catene perfette.
Andreas non vuole vedere oltre. Si alza e si sente leggero come mai in vita
sua. Nel gran corpo magmatico riconosce quello di Giulia. Troppi lustrini,
troppa pelle al vento, cazzo, ma è bella, è bella, non ha speranze, ha
corpo, e Andreas ha fede in quel corpo.
Vorrebbe una pistola ma nel mondo reale non ci sono le pistole, non siamo
mica negli Stati Uniti, pensa, non siamo mica tutti stupidi assassini, e
mentre pensa questo si alleggerisce di dieci, di mille chili, si apre lo
stomaco e si lascia volare, rotolare, sorridere. Incede verso lei, la
preda, il corpo perfetto. Umida, profumata, tirata a lucido.
Oggi è il giorno degli dei, pensa. Oppure lo grida, di questo non si
accorge.
Non si accorge più di nulla, non vuole più vedere nulla.
A un passo da lei si ferma. Lei interrompe un sorriso per guardarlo. Lui
mette una mano in tasca, e le iridi di Giulia si spezzano.
Seconda tappa
Lui percepisce quello "spezzarsi" ed acquista una forza definita, come se
la mossa successiva fosse già avvenuta e quindi conclusa.
Si avvicina da capo e Giulia si concede sfrenata, come preda senza scampo.
L'intrecciarsi semplice delle parole di Andreas la spalancano inesorabilmente.
"? vuoi uscire?" "Si, Andreas". Era un si dolcemente sussurrato, giovane e pronto ad appigliarsi.
Andreas intravede una panchina ben illuminata: voleva trasmettere serenità,
la posta in palio era alta.
Un amore all'embrione va curato nei minimi dettagli senza lasciare nulla al
caso: la casualità subentra dopo che la pianta è possentemente viva.
La fantasia nel mettersi in luce mai superflua, l'intelligenza di cogliere
il momento giusto, la simpatia per carpire una risata e non un sorriso, la
poesia in cerca di sorrisi e non lacrime, come cioccolata calda e densa e
quindi buona e che rifocilli quella povertà di solitudini abituate a
cucinare da sé.
Importante.
Terza tappa
Gli occhi si chiudono nel buio del caos assordante. Giulia sviene e Andreas
si precipita su quel corpo profumato adagiandola su un volgarissimo
triclinio color rosso cardinalizio (per i più colti... porpora o il
trasudeciuc... del popolino) marcio che faceva pandan con lo schifo del
tutto. La desidera follemente, vorrebbe amarla lì, in quel preciso istante,
si sente eccitato, suda la disperazione di chi non può , tenta di
rianimarla, quattro sberloni ma la poveretta non si riprende, se la carica
in spalla e come un sacco di patatine... la trascina fuori dallo sballo
psichedelico-collettivo. E intanto ripensa a quel bastardo di suo padre,
un ubriacone che ha il coraggio di sentenziare, un fallito in cerca di
gloria, la gloria di cazziare suo figlio solo perché non riesce a
mantenerlo e come potrebbe dal momento che si fa un culo quadro...al Mc
Donalds?. Ma ora il pensiero è rivolto a Giulia, un bellissimo corpo da
riporre pur da qualche parte, Andreas esclude l'ospedale confidando in un
pronto recupero...e pensa alla propria casa; suo padre non sarebbe
sicuramente tornato prima dell'alba da qualche trucido bar e così si avvia
ondeggiando come una libellula e con strane visioni che gli passano davanti
come una danza senza ritmo e con dei ballerini dai bianchi colletti che gli
vomitano addosso!
Giulia gli zampilla dalle turgide labbra rosse il negroni con ghiaccio...
sulla camicia bianca e spalanca improvvisamente i suoi occhioni verdi da
gatta selvatica. Gli sorride , Andreas si sente avvampare, prende il
fazzoletto dalla tasca e si asciuga la fronte grondando martini.
Un cocktail esplosivo,miscela di emozioni al quasar, sta per avventarsi sui
due bronxiani, belli nella loro disperata solitudine, veri nella miseria
che tenta di luccicare in un sordido postribolo di periferia, pronti a
scivolare nell'oblio dei sensi dove quello sporco mondo, il loro mondo si
ferma...per un attimo...o per l'eternità...
Quarta tappa
-?quella foto lì delle CLIFFS OF MOHER è incorniciata da schifo...-
biascicò Giulia.
-Cazzo-si stupì Andreas-fregato dall'Irlanda!-Lui che la carta Irlanda la
giocava sovente con le ragazze, meschino ma infallibile espediente per
contornarsi di quel fascino natural-letteral-snob che attraeva come carta
moschicida le prede notturne imbottite di bloody mary e droghe chimiche.
Lui e solo lui sapeva che Doyle (Roddy e non Sir Arthur Conan...) era
soprannominato "maledizione" alle superiori. Lui e sempre lui sapeva che
O'Connor Joseph e O'Connor Sinead erano più che omonimi, erano fratello e
sorella. Lui, con nome teutonico,nato a in culo alla Luna, italiano solo
all'anagrafe,irlandese d'adozione,con Guinness e mare e tweed nelle
vene,lui,si era fatto fottere, proprio sul più bello, da quella
stramaledetta cornice montata storta in un impeto di bricolage sfrenato da
quell'alcolista anonimo del padre!
-...si,è un po' fuori asse...vuoi della birra ?- e già sapeva che quella
strafica di Giulia avrebbe risposto con un ammiccante quanto inconfondibile
-...ma vai a cagare !-
E così fu. Ma poi, si chiese, l'espressione "fuori asse", da quale
recondito anfratto era uscita? Era ora di aggiornare il piano d'attacco:
Giulia stava riacquistando lucidità,lui aveva già perso troppi punti e
troppo tempo, l'alba incombeva dietro il traliccio ad alta tensione che
faceva da sfondo all'unica buia finestra di quell'antro casalingo. Cercò
conferma tattile della sua eccitazione,si sistemò i jeans e si tuffò fra i
seni di Giulia. Lei se lo gingillò afferrandolo per i capelli spinosi e
secchi di gel, gemette più volte prima di alzarsi in piedi,di scatto,
proditoriamente. -?ecco che mi spacca il muso...-pensò Andreas. Giulia si
voltò muovendo il fetore di sudore e ormoni che vagava nella stanza,
imprigionò l'olfatto di Andreas obbligandolo a inseguire la sua essenza al
sandalo, slacciò il reggiseno nero di pizzo e lo fece ciondolare sopra il
suo naso, poi proruppe in una beffarda, mostruosa e oscena risata.
Quinta tappa
Un grido le sfugge involontariamente. "Scusa..scusa.. "balbetta Andreas"
non?volevo spaventarti è solo che sei così bella?." E cercando di
avvicinare la mano al suo volto si avvicina col suo corpo a sentire il
profumo del suo, "ehi!! Ma chi sei?? Che vuoi??" grida una grossa mano che
lo afferra per il bavero spingendolo all'indietro, Andreas sballottato per
poco non manda a gambe all'aria un tavolino, in quel momento sembra
risvegliarsi da un sogno, o forse era un incubo l'unica cosa bella era
Giulia, Giulia che però frequentava quei quattro teppistelli, dicevano
tutti che spacciavano, ma lui sapeva che Giulia dietro la facciata da
ragazza facile con troppi lustrini e troppa pelle in mostra era una brava
ragazza o almeno credeva.
Andreas ancora inebetito ma non stupido del tutto capisce che è meglio per
lui finire la serata da un'altra parte, guarda Giulia al braccio
dell'energumeno e disgustato esce dal locale.
La notte è umida, l'aria fredda lo fa rinsavire del tutto. "In fin dei
conti" pensa fra sé e sé "è meglio così! Adesso ci vuole proprio un caffè".
I suoi passi sull'asfalto bagnato lasciano il segno, "strano! La volante di
turno questo sabato non c'è" e continuando a camminare comincia a
fischiettare una vecchia canzone d'osteria che gli aveva insegnato suo
padre quando incomincia a vedere le luci blu dei vigili del fuoco in
lontananza, "caspita deve essere successo qualcosa all'autogrill" ed
aumentando il passo per la curiosità vide sfumare il suo caffè man mano che
si avvicinava.
La gente si era fermata, col passare del tempo e chiedeva incuriosita
guardando la carcassa, le ambulanze erano arrivate nel frattempo ed
insieme ai vigili erano riusciti ad estrarre i corpi dei due completamente
carbonizzati, Andreas si avvicinò incuriosito e decise di chiedere a
Franzisco, il barista di notte, che cos'era successo.
"Allora ?mi diceva che non si è accorto della macchina parcheggiata" Maggi
non ne poteva più di quella nottata, erano le quattro, lui era stanco il
barista era stanco e dagli interrogatori non era venuto niente di nuovo
almeno per il momento, decise di dargli un'ultima possibilità di essergli
utile "e ?non ha visto entrare qualcuno di particolare prima
dell'esplosione..qualcuno che per esempio sia qui o che al contrario non
c'è più?" "beh?mi faccia guardare .a pensarci bene mi manca la bionda?"
Sesta tappa
Il tenente Maggi ascoltato quanto il barista aveva detto ad Andreas si
precipitò subito vicino al banco, "può ripetere ciò che ha appena
detto?", gli disse perspicacemente, come se quell'indizio poteva svoltare quel
tozzo di situazione ancora appesa al quasi niente". Una donna non troppo alta
con una folta chioma bionda, "La ricordo molto pallida quasi malata o
stanca che sia".
"Tenente si è registrato anche il furto di una smart", disse un agente
fermamente.
"Chi è il proprietario?", chiese Maggi con ansia di sapere. Gli fu
indicato un ometto barbuto molto agitato ed il tenente Maggi rapidamente si
avventò su di lui, come un rapace. Lo bombardò di domande e controdomande sino
alla contraddizione.
Andreas riuscì ad ottenere una bella tazza di caffè all'americana, nero
e fumante, e quindi si appoggiò su un tavolinetto di quelli alti e senza
sgabelli, tanto non aveva da fare niente ed era intrigato da quel
caotico muoversi di genti.
Settima tappa
Andreas decise di non insistere oltre e iniziò a fantasticare
sull'ipotetica bionda.
Era stanco ora, la serata era trascorsa di merda, il caffè non riusciva
a berlo, per i cornetti caldi doveva aspettare l'alba e...non aveva
assolutamente voglia di ritornare a casa e trovarsi di fronte
quell'energumeno di suo padre. Aveva pochi soldi in tasca, appiedato,
semiinfreddolito e oltremodo incazzato. Avrebbe volentieri fatto sesso
con uno straccio di donna ma... non c'è mai quando la cerchi! E questa
bionda misteriosa come era? Era giovane o una tardona ninfomane e soprattutto
dove diavolo si era cacciata sempre che fosse esistita? Andreas, ancora
disperso tra le nebbie di pasticche e miscugli vari, decise di cercare quella
donna, sapeva che l'avrebbe trovata e che ,forse, aveva anche bisogno di
aiuto.
Decise innanzitutto di chiedere un breve passaggio a un camionista e
l'immaginazione lo portò a guardare una Marilyn tappezzeria di un TIR
inginocchiata con le calze a rete di una nera che ti prende il coso e
te lo succhia sino a farti male male....
Maledizione di una vita a senso unico, pensava Andreas con gli occhi
semichiusi, unico modo di uscirne anticipare il saluto prima che
qualcuno ti stenda un bel lenzuolo bianco immacolato e lavato con
l'orsacchiotto ammorbidente. Che cazzo!Non mi è mai piaciuto
quell'ammorbidente...Come quelle donne che indossano quel profumo così borotalcato che ti prende la testa e ti fa vomitare e l'ascensore in cui sei chiuso con lei vomita
assieme a te... Il camionista , più stordito di lui, guidava con la
radio a massimo volume. Gigi Alessio , il Ricky Martin dei poveri,
imperversava nella fetida cabina del guidatore...non disturbare mai un guidatore
grondante lardo come un maiale sgozzato e imbevuto di spuma...e
liquidi vari amati... in qualche falò...!
Chiese in modo assonnato di scendere dal camion e nel buio della notte
intravvide una luce fioca che proveniva da qualche centinaio di metri.
Aveva bisogno di un letto, Andreas, e seguì mestamente quella luce,
un faro per un viandante stordito che cercava uno straccio di tetto per
riposare il tutto...di una giornata oltremodo sfigata...!
Ottava tappa
Andreas si avvicina alla bassa costruzione con il tetto metallico e
dalla
finestra cerca di guardare verso l'interno. Adorante davanti ad uno
schermo
di azzurro rilucente Don Micillo parossisticamente, come un pianista
di
ragtime, spinge i tasti del computer.
Andreas apre la porta, si avvicina e Don Micillo non lo degna di uno
sguardo. Sullo schermo continuano a passare velocemente lunghe file
di
numeri. Ad un tratto una lampeggiante luce gialla, un ronzio profondo e
lo
schermo diventa nero sfarfallando. Negli occhi di Don Micillo una
traccia
della luce gialla terrorizza Andreas. Da immobile che era Don Micillo
diventa frenetico: sfila dal lettore il CD e quasi religiosamente lo
ripone
nella custodia, preme un tasto del suo cellulare e sottovoce: "Tra 10
minuti arriva", sfila dall'altro lettore un dischetto, lo consegna a
uno
stupito Andreas, lo prende sotto il braccio, lo trascina davanti a una
porta metallica, preme un pulsante e appare un ascensore fiocamente
illuminato e senza pareti laterali. Andreas continua a scrutare il
quadrato di plastica nera tra le mani e non si accorge quasi che Don
Micillo lo ha spinto di forza nell'ascensore. Mentre si chiude
lentamente
la porta gli mormora con dolcezza nell'orecchio: "Vai giù, consegnalo
all'amico che ti aspetta e ritorna subito". L'ascensore parte di colpo
e
velocemente , le pareti di tufo quasi sfiorano Andreas che si sente
soffocare. Dopo qualche minuto di puro terrore la cabina si ferma con
un
sobbalzo e la porta si apre lentamente davanti a una parete di
oscurità
.Scivola fuori sudato, si guarda intorno e distingue da lontano la luce
di
una lampadina portatile che si avvicina saltellando. Resta immobile al
buio, sente vicino uno scorrere d'acqua, fruscii e squittii, qualcosa
sfiora i suoi piedi e non al il coraggio di guardare in basso. La luce
è
sempre più vicina e lo illumina. Da dietro la luce una voce: "
Avvicinati,
dammi questo dischetto e reggi la lampada" Andreas obbedisce, illumina
la
voce senza volto e si rende conto che quell'ombra oscura ha solo il
braccio
sinistro. L'uomo si avvicina, afferra il dischetto, lo ripone in una
tasca
della sua cerata nera, gli sorride con bianchi denti da lupo che
brillano
sopra una folta barba sale e pepe e si allontana di corsa. Andreas in
trance rincula verso l'ascensore e la risalita è ancora più veloce e
claustrofobica della discesa. Davanti alla porta all'uscita solo una
guardia del corpo che lo agguanta sotto il braccio e senza dir una
parola
lo trascina lungo il corridoio, su per la scala fino all'ingresso,
prende
dal tavolo una busta gialla e: "Questo è il solito. Puoi andartene" .
Apre
la porta e lo scaraventa fuori dove aspettano quattro pitbull che lo
accompagnano digrignanti fino al cancello.
Nona tappa
Il pensiero di quegli incontri con Don Miccillo lo tormentavano
sempre,
specialmente nei sogni lisergici di certe notti bagnate.
In fondo avrebbe potuto pure tornarsene a casa. Casa, se così la
volevi
chiamare, cinquanta metri quadri asfittici in una palazzina "old bronx"
di
sei piani, con prostitute, topi e mariti che picchiano le mogli per
dirimpettai, il tutto nella più anonima periferia di quell'anonima
città.
Casa.
Viveva con la madre, Andreas, ancora, madre sessantant'anni sempre urla
in
bocca e aspirapolvere in mano, stanca si ma rassegnata no a non avere
una
vita da principessa. Avrebbe potuto tornare a casa, Andreas, ma la
faccia
di mamma aspirapolvere e lo stordimento da pasticca vodka coca che si
era
sparato giù tutta la sera gli aveva tolto pure la voglia, di pensare.
Poi
il camionista?non puoi farti due ore di viaggio con questo toro
pappone,
cazzo, guarda il grasso, quello stupido collo grasso, no cazzo, devo
scendere, mi fa paura questo, chissà cosa sta pensando dove porta cosa
mi
fa.
Sceso, si sentiva quasi al sicuro, era solo una stupida ombra che
barcolla
su una tangenziale piena di macchine ubriache, solo una piccola ombra,
adesso passo dopo passo ci arrivo a quella luce, ci arrivo, guarda, già
ho
fatto tutta questa strada, mi aveva lasciato li giù il toro.
Lampeggiava ora la scritta, si avvicinava sempre di più, ad Andreas
tornava
su la nausea, la luce della discoteca on-off che ti spacca il cervello,
dai
solo qualche metro, solo qualche passo, era fatta, era entrato anche
lui
nel refugium peccatorum di quella notte, nel motel "Da Luisa" con
night
annesso.
Un travestito brasiliano, o forse peruviano gli sorrideva, Andreas
vedeva
giallo, devo sdraiarmi io questo lo vedo doppio, ma è una donna, un
uomo,
che??
Decima tappa
Maggi spolpava l'ometto della Smart e contemporaneamente,utilizzando
una
forma di strabismo classico degli sbirri,era piombato con lo sguardo su
un
tipo seduto di fronte ad un bicchiere griffato Coca Cola e
visibilmente
scosso. "Oh tu, vieni qui e continua con questo!" disse risoluto al
ragazzotto poco distante e neo-arruolato.
Ricevette come risposta un battito di tacchi di sottomissione che lo
lasciò
interdetto sul da farsi:incazzarsi oltremodo con il pivello facendogli
capire che non erano sul set di "Ufficiale e gentiluomo" oppure
avvicinanrsi a quell'anima in pena annegata in soli 33cl.di Coca? Si
violentò:sorvolò sulla cazziata e fece un percorso curvilineo degno di
un
mentecatto per arrivare al tavolo. "Posso?" tentennò "posso sedermi qui?"
e
non aspettando risposta (che fra l'altro non arrivò mai) si
accomodò. "Mi
dica dove ha consociuto la bionda e l'uomo che era con lei!"bluffò
Maggi,sapendo che rischiava di bruciare l'unica parvenza di indizio
presente in quella merda di autogrill.Da come il tizio si voltò,di
scatto e
palesemente infuriato,nessuno avrebbe scommesso un cent sulla
correttezza
della tattica usata dall'ispettore. Invece sovente l'abito non fà il
monaco
e con ancora il bagliore delle residue fiamme dell'esplosione alle sue
spalle l'uomo iniziò la sua confessione. "Io quei due li dov!
evo portare qui vicino,in una costruzione distante poco meno di 10
minuti
d'auto.Un SMS sul cellulare mi aveva confermato il loro
arrivo..."Maggi
abbaiò"...un SMS di chi!"La risposta ebbe come colonna sonora le
inaspettate lacrime del tipo"...non lo so! Io sono solo un cazzo di
impiegato che ha avuto la sventura di ricevere nella sua casella di
posta
elettronica una mail di cui non era il destinatario e che in allegato
aveva
una foto raffigurante una serie indecifrabile di numeri.Allora come da
netetiquette ho ricontattato il mittente per palesargli l'errato
invio...fu
l'inizio della fine!" Maggi si torturava le unghie chiedendosi se
abboccare
o strappare l'amo. Abboccò.
Undicesima tappa
"Mi conduca al suo terminale voglio vedere quella mail", sentenziò
fervido
il tenente Maggi. Condusse quell'uomo su una volante e a sirene
spiegate
partirono per giungere in una casetta, la casetta dove risiedeva
l'uomo.
Maggi era ansimante per poter perdersi in quei numeri dove forse vi era
un
appiglio per illuminare il buio di quel caso.
Notò che dopo ogni serie di numeri c'erano tre tre che concludevano la
sequenza per poi ricominciare, intuì che forse i numeri potevano
essere
associati alle lettere.
Stampò la mail e si diresse al commissariato.
"Lei si tenga a disposizione", liquidò l'uomo prima di andarsene. Maggi
si
mise subito al lavoro e scoprì che nel mezzo di quella masnada di
parole,
anche senza senso,si nascondeva una frase:"Il carico al solito posto
tra
due giorni". La prima cosa che doveva scoprire era da dove venisse
quella
mail. Rilevò che proveniva da un computer di un internet caffè di
Napoli,
ma era troppo poco. Cercò un informatore, il più attendibile in quel
di
Napoli, e riuscì a scoprire che a Genova aspettavano un carico di
coca.
Come un aquila in cerca di preda partì per Genova là dove qualcosa
sarebbe
accaduto.
Dodicesima tappa
L'aereo sembrava in preda a tremori che in modo sincrono pervadevano
il
corpo di Maggi che da frequent flyer sapeva trattarsi della classica
turbolenza figlia di tutti gli aeroporti sul mare.Lo stesso non si
poteva
dire del suo vicino,bianchiccio e madido di sudore,che non aveva
trovato di
meglio che stritolare la mano di un Maggi in versione crocerossina.Le
acciaierie di Cornigliano poco prima e la toccata con sgommata classica
di
ogni atterraggio poco dopo,produssero la tanto agognata(per
entrambi)fine
del patimento.La sala attesa Arrivi non era affollata e perciò fu
semplice
individuare Gianni,professione:allibratore,hobbies:ricettazione e
calcetto,squadra preferita:la mobile di Genova cui si rivolgeva spesso
per
"soffiate" ben retribuite.Questa fatta ad uso di Maggi gli era valsa
due
occhi chiusi su uno strano commercio di auto di lusso.Per antonomasia
lo
sbirro inquadra il ladro con stessa facilità con cui avviene
l'operazione
inversa,perciò ai due fu sufficiente una sola vicendevole
occhiata.Uscirono
e saltarono su uno scooter sfrecciando rapidi fra le auto in fila
sulla
Sopraelevata.Arrivarono di fronte a Via Prè,salirono per altri
trecento
metri poi dovettero proseguire a piedi.I vicoli di spezie e medio
oriente e
De Andrè facevano da contorno all'irreale rapporto nato fra i
due:silenzi,sguardi di assenso,nemmeno una sillaba,muti.Il viaggio si
concluse salendo le scale che spalancarono la vista del Palazzo Ducale
e
della fontana zampillante poco oltre. Gianni si decise ad emettere un
grugnito e Maggi si produsse in un inaspettato-Cazzo!-il tutto
corredato
dall'indice del primo puntato verso un negozio di computer.Entrarono
annunciati da un tintinnio di ninnoli Zen. Arrivò un ragazzo
perfettamente
abbronzato che pure lui senza parlare li guidò nel retro dove, seduta
di
fronte ad un PC c'era una donna. Si voltò e la vista del seno a fatica
costretto in una magliettina fece quasi strozzare Maggi che riuscì a
biascicare-Mi dica del carico e della coca!-Lei iniziò.
Tredicesima tappa
Il Commendatore Bartolomeo Bacigalupo dorme poco la notte, troppi
pensieri, troppi affari in giro per il mondo, con i fusi orari che lo
costringono a ricevere e a fare telefonate ad ore impossibili.
Ma questa volta non riesce proprio a dormire, stavolta è l'affare
della
vita, è il colpo del millennio.
Nel vasto Centro Controllo nel sotterraneo della villa sulla colllina
di
Nervi tutti gli schermi dei computer sono accesi, davanti a ogni
schermo
un operatore attende silenzioso.
Tutta la villa è silenziosa, in giardino i pitt bull mandano guaiti
alla
luna.
Manca quasi un'ora all'inizio dell'operazione, per distendersi occorre
la
solita tisana di tiglio ed allora il Commendatore preme il citofono
per
chiamare la cucina e senza aspettare risposta "Subito la mia tisana".
L'enorme cucina è quasi buia.
Solo una fioca luce al neon, sull'enorme cappa, illumina una magra
figura
che toglie dal fornello il bollitore, versa l'acqua bollente in un
gran
tazza di porcellana adornata da un drago rosso con le fauci fumanti,
poggia
nella tazza un colino, da un barattolo versa nel colino tre cucchiaini
di
foglie di tiglio, aspetta qualche minuto, tira fuori il colino,
zucchera la
bevanda, la poggia su un vassoio, tira da una tasca una bustina, ne
versa
il contenuto nella tazza, ricopre il vassoio con una campana
d'argento,
s'avvicina al montacarichi, vi posa il vassoio, preme il pulsante che
manda giù il montacarichi, spegne la luce in cucina e si allontana al
buio
per la scala che porta al piano superiore.
Quattordicesima tappa
Dentro ed intorno la villa del Commendatore il silenzio pervase le due
ore
a seguire, poi una telefonata: "Commendatore li hanno
presi tutti ed il carico è stato sequestrato." Il Commendatore non
rispose
e riagganciò subito il telefono.
Il capolavoro del tenente Maggi nacque da un ottima appostazione nei
depositi del porto di Genova. Lui ed i suoi uomini attesero l'attracco
della nave e solo nel momento in cui la partita di coca fu scaricata a
terra intervennero con pistole alla mano ed accerchiando i brutti ceffi
che
non fecero altro che arrendersi, calandosi in un omertà
assoluta. I malviventi furono portati al comando là dove il tenete
Maggi
iniziò un interrogatorio a tappeto, duro, come di stillicidio nervoso,
sperando di carpire, nelle contraddizioni profuse dai malavitosi,
dei tasselli per ricostruire il quadro di quella situazione
nauseabonda.
Maggi ricostrui la mappa, tramite computer, di provenienza
degl'arrestati e
notò che uno di loro, oltre ad essere il più debole data la
giovinezza,
proveniva da Napoli. Dal solito informatore riuscì a sapere che quel
ragazzo
era un picciotto di Don Micillo e Maggi capì
che era giunto il momento di trovare la prova schiacciante per
arrestare il
"Don" torchiando, ovviamente, quel giovane.
Quindicesima tappa
Maggi uscì con un alone sulla camicia blu, inconfondibile per
posizionamento ed aroma.-Birra!-urlò all'intero commissariato.Tempo
due
secondi,si catapultò su di lui il novellino tutto "tacchi e
divisa":nella
mano destra una lattina ghiacciata di Ceres,nella sinistra un tubo di
patate alla cipolla.Maggi rimase stupefatto dalla celerità ma,
soprattutto,di come talvolta basta alzare un pò la voce per far rigare
dritto le persone-Bravo,stai imparando!-Mai sentenza fu tanto
avventata
visto che contemporaneamente a quei tacchi che sarebbero dovuti
rimanere
ben distanti si azionò pure quella bocca che doveve fermarsi ad un
"grazie"
e che invece proseguì con un marziale-ai suoi ordini SIGNORE!-Maggi
stappò
la birra,volse uno sguardo inquietante nelle pupille del pivello poi
d'un
tratto,al culmine massimo dell'ira,come preso da paresi totale,si
bloccò.Torse capo,busto e piedi verso la saletta dell'interrogatorio e
vi
si scaraventò dentro.Sulla sedia,con le mani fra i capelli,il picci!
otto lasciò trasparire l'angoscia montante per quel boia che era
tornato
per finire il lavoro. Invece Dio esiste ed è misericordioso e in quel
buco
aveva i linamenti e la voce di un Maggi santificato che offriva
pane(patatine) e acqua(birra)alla pecorella smarrita.Il picciotto si
vide
come un novello Sindona,avvelenato da cianuro al sapor cipolla poi
pensò-...chi se ne fotte,ho fame e mangio,ho sete e bevo,vuole che
canti e
canto. Iniziò con il nome cabarettistico di una via e quello di un
console
russo:Via Ghirardelli Pescetto a Nervi e Boris Sminorff.-Ok,poi?-fece
Maggi.-Poi ho parlato spesso con un certo Andreas e con la segretaria
di un
tal Commendatore.E' tutto.-finì il ragazzo.Meno di un minuto di
confessione
aveva fruttato più di una nottata intera:forse non serve alzare la voce
per
far rigare dritto qualcuno,forse serve solo un pò di comprensione.La
porta
si chiuse e Maggi ne uscì redento. Il pivello era ancora lì,Maggi lo
prese
da parte e gli sussurrò-fallo ancora e ti gambizzo-poi uscì.
Sedicesima tappa
La musica della Turandot continua a diffondersi nella deserta villa.
Tutti
i visitatori sono andati via, Martone, con il permesso del suo signore
e
padrone è andato via per passare il Natale a casa di sua sorella che
abita
ad Avellino, nella cucina i cuochi sotto la guida della vecchia
governante
di Don Micillo stanno preparando la cena natalizia per un unico
commensale
il commendatore. Nel vano della porta, intanto, si è materializzato
l'agente scelto Pozzebon Virginio. "Don Micillo le posso parlare da
uomo
uomo? Voglio farle una domanda, darle un consiglio e proporle un
affare. Se
lei è d'accordo proseguo. Se non mi vuole ascoltare.....come me non
detto.
Io qui non ci sono mai stato. ". Don Micillo che conosce uomini e cose
del
mondo rimane piacevolmente stupito dell'approccio della guardia scelta
Pozzebon Virginio e: "Prosegui, prosegui, giovanotto. Mi sembri un
tipo
sveglio. Allora fammi questa domanda, dammi il consiglio e proponimi
l'affare". Pozzebon accavalla le!
gambe e: "La domanda: lei si fida completamente di tutti quelli che
lavorano per lei?" "Il consiglio: non è il caso di fidarsi" "La
proposta di
affari: Sono in grado di salvarla da chi la vuol fregare. Le
interessa?".
Iovino rimane in silenzio, si alza dal divano, spegne la musica, apre
la
tenda sorridendo risponde: "Mi hai fatto una domanda, mi hai dato un
consiglio e mi hai fatto una proposta di affari. Alla domanda ti
rispondo
no non mi fido di nessuno e quindi il tuo consiglio è completamente
inutile. Adesso qual è la tua proposta d'affari? Spero, per te, che
sia
qualcosa di serio ... se no da qui esci con i piedi davanti" Pezzobon
"Do
Micillo non mi fai paura. Cosa credi che venivo nella tana del lupo
senza
copertura. Fuori ci sono due amici che mi stanno aspettando e se non
esco
sei fregato. Comunque la mia proposta è molto seria. La polizia ti è
alle
costole e posso aiutarti"
Diciassettesima tappa
"La proposta è molto semplice caro Don Micillo, noi uccidiamo Toni,
che
come ben sai possiede il dischetto che ti inchioda, recupereremo il
disco
in questione e te lo recapiteremo, in cambio vogliamo 50.000 euro per
il
servizio in questione".
Don Micillo stette un attimo a riflettere, poi con gli occhi pieni di
disperazione, accettò. Il Don era all'ultima spiaggia e se Maggi
avesse
recuperato quei dati lui avrebbe avuto il carcere assicurato. Con
definizione ed una stretta di mano l'affare fu concluso.
Intanto Maggi comprese di essere stato un po' approssimativo nel
raccogliere prove in quell'autogrill. Vi si diresse ancora una volta
ed
arrivato interrogò subito il barista di turno ma non seppe dirgli
niente
dato che quella notte, la notte dell'esplosione della macchina, lui
non
c'era.
Maggi si fece dire quale barista lavorava quella notte. "il ragazzo
del
prossimo turno di lavoro". Maggi ordinò un caffè e si sedette ad
attendere.
Il tenente sapeva benissimo di dover cercare una donna, ma non era una
certezza, era l'istinto che dettava legge. Il barista venne e Maggi si
mise
a fare domande su domande. Ne uscì che vi era una donna bionda che
pallida
e sofferente girovagava accanto ad un uomo all'interno dell'autogrill.
Il
barista era così lucido che riuscì a fargli un identikit veritiero.
Da quel parlare, Maggi capì che doveva lavorare su quella donna, forse
era
collegata con Don Micillo, evinse.
Diciottesima tappa
Nella testa di Maggi i tasselli del puzzle incominciavano ad
incastrarsi.
Primo:Don Micillo faceva affari con la cocaina -Cazzo,un detective coi
baffi-pensò di sè un po' schifato il tenente.
Secondo:la cocaina
viaggiava
via mare.
Terzo:il traffico avveniva per via informatica, attraverso
messaggi in codice recapitati su floppy da un "ragazzo di bottega"
-Quell'Andreas forse è il pony express-
Quarto:il carico di Genova
doveva
essere rilevante visto il casino che ha scatenato il suo sequestro.
Quinto:Sminorff è il garante politico del traffico.
Sesto:il Commenda è
il
destinatario. Settimo:la bionda ed il suo amico chi cazzo sono!Ma
soprattutto,dove sono? Maggi sapeva perfettamente che la chiave stava
nel
ritrovamento dei due: chi primo fosse arrivato,avrebbe avuto la
partita
vinta. La foto del tennista Agassi su una rivista lo fece sobbalzare
-Certo! Eccolo lì il postino,il nostro caro Andreas!-
Chiamò i suoi
scagnozzi e chiese di avere in mezz'ora vita,morte e miracoli di un
certo
Andreas!
Fu l'agente Pezzobon a prendere la chiamata,non aspettava altro:
muoversi all'interno della legalità per perseguire i suoi fini
tutt'altro
che leciti. Intanto Andreas faceva uno zapping annoiato in quella
lurida
camera d'albergo. Nella stanza accanto Toni e Lisa stavano pensando al
da
farsi dopo una nottata passata a russare con in sottofondo l'insistito
vociare delle televendite. Tutto il mondo vorticosamente si avvolgeva
sul
tetto di quell'infimo albergo di provincia, tutto il mondo era in
attesa
della mossa successiva: scacco al Re oppure...
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