Speaker's Corner
 

Pillole dal Vietnam
di Michele Rossi

18 settembre 2003
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Pillole dal Vietnam
di Michele Rossi

18 settembre 2003


Saigon è stata praticamente una base militare per 12 anni. E ancora gran parte degli edifici costruiti dagli americani che sono rimasti in piedi mantengono una stessa identità blindata. sono quasi tutti gialli, mura altissime, filo spinato, strade a reticolo. si sente l'aria da grande città, si sente il respiro di una comunità che è stata aperta da altre.
C'è una enorme Chinatown (cholon) come in ogni città che si rispetti. (però non forse in tutte si possono comprare in erboristeria placenta umana, sciroppo di serpente, pastiglie di alligatore, testicoli di tigre - sic- e fette di pene arrosto in buste di plastica con scritto : con taurina! - come il redbull) a venti metri dall'hotel conosco un cyclodriver che mi mostra la Lonely Planet, ostenta delle lettere (plastificate) di clienti inglesi e italiani che si complimentano con lui (questa è una pratica molto diffusa tra coloro che trattano spesso con occidentali). lui è simpatico, montiamo con lui. mentre giriamo per le strade del centro ci racconta la sua storia. è stato un soldato sudvietnamita che ha combattuto insieme agli americani.
Ma come'erano gli americani con voi?, chiedo. Buoni, Buoni, solo che, dice, se dovevamo partire di corsa da una zona attaccata si montava tutti nello stesso elicottero, poi, se c'era qualcuno di troppo, loro buttavano giù i vietnamiti.
Poi mi mostra le mani, i segni delle catene che gli hanno messo i "communist" per dieci anni. lui odia i communist, dice che erano meglio gli americani. a Saigon quasi tutti i guidatori di cyclo sono soldati sudvietnamiti a cui sono stati tolti i diritti di cittadinanza e residenza.
Quindi non possono avere una casa, un lavoro, una moglie. vivono giorno e notte sul loro cyclò. Le sue mani hanno profonde cicatrici. mi spinge in bici un uomo che ha ucciso e combattuto. non so se ho mai conosciuto qualcuno che ha ucciso. è un'ottima guida, quando scendiamo gli do più di quanto avevamo pattuito. poi lui mi chiede una sigaretta. continuiamo a camminare e un calzolaio che lavorava lì per terra, anche lui vista la scena, mi chiede una sigaretta. gliel'allungo e entriamo nel mercato di Saigon.


Michele Rossi